Sicurezza sul lavoro
Radon nei luoghi di lavoro: quando approfondire il rischio negli edifici
Il radon nei luoghi di lavoro non riguarda soltanto attività industriali particolari. Può interessare anche un ufficio, un laboratorio o un negozio, perché la sua presenza dipende soprattutto dall’ubicazione e dalle caratteristiche dell’edificio. Le indicazioni INAIL sul rischio radon richiamano proprio il rapporto tra territorio, costruzione e ventilazione degli ambienti.
Immaginiamo un’azienda che voglia utilizzare un locale al piano inferiore per preparare gli ordini. Lo spazio viene sistemato, illuminato e arredato. Prima di assegnarvi stabilmente dei lavoratori, però, è stata verificata anche la necessità di approfondire il rischio radon?
Un ambiente ordinato e apparentemente confortevole non fornisce, da solo, informazioni sulla concentrazione di questo gas.
Radon nei luoghi di lavoro: un rischio che non si riconosce dai sensi
Il radon è un gas radioattivo di origine naturale, privo di odore e colore. Proviene principalmente dal terreno e può penetrare negli edifici, dove le condizioni costruttive e il ricambio d’aria ne influenzano l’accumulo. Come spiega l’Organizzazione mondiale della sanità, il problema sanitario riguarda l’inalazione dei suoi prodotti di decadimento, che possono danneggiare i tessuti delle vie respiratorie e aumentare il rischio di tumore polmonare.
Non si tratta quindi di aspettare un odore insolito o un malessere immediato prima di intervenire. La prevenzione riguarda un’esposizione che può protrarsi nel tempo senza segnali percepibili.
Anche l’analisi di Darby e collaboratori su 13 studi europei, pubblicata sul British Medical Journal, ha evidenziato un’associazione tra esposizione residenziale al radon e tumore polmonare. Lo studio riguarda le abitazioni, non una specifica azienda, ma contribuisce alla base scientifica della prevenzione negli ambienti chiusi.
La presenza del rischio si approfondisce attraverso informazioni sull’edificio e misurazioni appropriate, non attraverso le sensazioni degli occupanti.
Ubicazione e caratteristiche dell’edificio: perché contano
Per capire quando approfondire, è utile partire da tre aspetti:
- Posizione dei locali: piano sotterraneo, semisotterraneo, piano terra o livelli superiori.
- Rapporto con il terreno: caratteristiche delle fondazioni, passaggi degli impianti, fessure e altre possibili vie di ingresso.
- Ventilazione e utilizzo: ricambi d’aria, funzionamento degli impianti e modalità con cui gli ambienti vengono occupati.
Questi elementi contribuiscono a spiegare perché la concentrazione possa cambiare anche tra edifici vicini. L’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, o ISIN, evidenzia infatti una variabilità significativa legata sia al territorio sia alle caratteristiche delle costruzioni.
La posizione al piano basso è quindi un elemento importante, ma non consente di dichiarare automaticamente che il valore sia elevato. Allo stesso modo, una ristrutturazione recente non equivale a una verifica del radon.
Conoscere l’edificio serve a impostare l’approfondimento; conoscere la concentrazione richiede una misura.
Radon nei luoghi di lavoro: quando la misurazione è obbligatoria
Il riferimento specifico è il D.Lgs. 101/2020 e successive modifiche, dedicato alla protezione dalle radiazioni ionizzanti.
L’articolo 16 individua le situazioni alle quali si applicano le disposizioni sull’esposizione professionale al radon. Il quadro riepilogato da ATS Pavia distingue:
- Luoghi di lavoro sotterranei, indipendentemente dall’inclusione del territorio in un’area prioritaria.
- Locali semisotterranei o al piano terra situati nelle aree prioritarie individuate dalle Regioni e dalle Province autonome.
- Specifiche tipologie individuate dal Piano nazionale d’azione per il radon, tra cui locali con impianti di potabilizzazione dell’acqua in vasca aperta, impianti di imbottigliamento delle acque minerali e centrali idroelettriche.
- Stabilimenti termali.
Occorre fare attenzione alle parole: sotterraneo e semisotterraneo non sono categorie da considerare automaticamente equivalenti. La definizione normativa di luogo di lavoro sotterraneo fa riferimento a un ambiente con almeno tre pareti interamente sotto il piano di campagna, anche quando non sono direttamente a contatto con il terreno.
Per una sede aziendale, il primo passaggio è dunque verificare la corretta classificazione dei locali e la disciplina applicabile. La semplice indicazione «abbiamo un piano terra» non basta per concludere né che la misurazione sia sempre obbligatoria né che sia inutile.
Aree prioritarie: verificare gli atti, non soltanto una mappa
Le aree prioritarie sono territori nei quali si stima che un numero significativo di edifici presenti concentrazioni superiori al livello di riferimento. La loro individuazione ha conseguenze sugli obblighi relativi ai luoghi di lavoro semisotterranei e al piano terra.
Per questo è importante consultare i provvedimenti regionali e provinciali applicabili, le informazioni delle Agenzie per la protezione dell’ambiente e le relative pubblicazioni ufficiali. Devono essere verificate anche eventuali disposizioni territoriali ulteriori.
Una mappa delle concentrazioni medie, invece, non certifica il valore del singolo edificio. L’ISIN chiarisce che la media comunale non è un indicatore affidabile della concentrazione presente in una specifica costruzione.
Anche le scadenze vanno ricostruite in relazione al caso: l’articolo 17 prevede termini e decorrenze differenti. Nelle fattispecie indicate dal comma 1-bis, per esempio, il termine è di 18 mesi dall’individuazione delle aree prevista dalla norma. Non va confuso con un termine per avviare la campagna: riguarda il completamento delle misurazioni.
La pianificazione deve tenere conto della durata della misura, non soltanto della data entro cui occorre disporre del risultato.
Misurare il radon nei luoghi di lavoro: perché serve un anno
La concentrazione di radon può variare durante la giornata e tra le stagioni. Per questo una lettura effettuata durante un sopralluogo non descrive automaticamente l’esposizione nel corso dell’anno.
Le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità sulla misurazione del radon spiegano che una valutazione adeguata della concentrazione media richiede misure di durata complessiva annuale. Sono frequentemente utilizzati piccoli rilevatori passivi, collocati nei locali secondo un programma definito. Le misure brevi possono essere utili per approfondimenti tecnici, ma non sostituiscono la determinazione annuale richiesta per il confronto normativo.
Per gli adempimenti aziendali occorre rivolgersi a un servizio o organismo in possesso dei requisiti previsti dalla normativa. Le indicazioni INAIL sulla valutazione dell’esposizione richiamano anche la scelta dei punti, il loro numero e l’adeguatezza del metodo.
Il programma deve rappresentare i locali realmente utilizzati. Esistono criteri specifici per l’esclusione di alcuni ambienti di servizio o con un basso fattore di occupazione, illustrati nel documento INAIL sulla prevenzione e protezione dal radon. Questi criteri non vanno trasformati in esclusioni basate soltanto sul nome riportato in planimetria.
Un locale chiamato “deposito”, ma utilizzato anche per lavorazioni continuative, deve essere esaminato considerando questa realtà.
Cosa significa il livello di riferimento di 300 Bq/m³
Per i luoghi di lavoro, il livello di riferimento nazionale è 300 becquerel per metro cubo, espressi come concentrazione media annua di attività di radon nell’aria. Il dato è richiamato nel quadro normativo pubblicato da ISIN.
Il numero va letto correttamente: non è una soglia da confrontare con una singola lettura momentanea. E non rappresenta una linea al di sotto della quale il rischio sanitario scompare.
La Regione Piemonte, nelle indicazioni sulla prevenzione e sul risanamento, precisa proprio che si tratta di un livello di riferimento, non di un valore che giustifica automaticamente l’assenza di ulteriori considerazioni preventive quando il risultato è inferiore. Un esito favorevole permette di documentare la situazione e programmare i controlli previsti. Un superamento richiede di attivare il percorso di riduzione dell’esposizione.
Ridurre il radon nei luoghi di lavoro: scegliere un intervento adatto
Quando la concentrazione media annua supera il livello di riferimento, l’articolo 17 richiede misure correttive per ridurla al livello più basso ragionevolmente ottenibile, avvalendosi di un esperto in interventi di risanamento radon. Le misure devono essere completate entro due anni dal rilascio della relazione tecnica e la loro efficacia va verificata con una nuova misurazione.
Non esiste però un intervento identico per ogni edificio.
Le indicazioni di ARPA Lombardia sulle tecniche di riduzione comprendono soluzioni quali:
- Limitare gli ingressi del gas, intervenendo su giunti, fessure e attraversamenti degli impianti.
- Agire sul terreno o sugli spazi sotto l’edificio, mediante sistemi progettati per intercettare il radon prima che raggiunga gli ambienti.
- Intervenire sulla ventilazione, quando appropriato, considerando il funzionamento complessivo dell’edificio.
Le tecniche possono essere associate e devono essere scelte in funzione delle condizioni riscontrate. evidenzia che l’aerazione naturale può avere un’efficacia temporanea: dopo la chiusura delle finestre, il gas può nuovamente accumularsi.
Se, nonostante le misure correttive, il valore resta superiore al riferimento, il percorso comprende la valutazione dell’esposizione dei lavoratori da parte di un esperto di radioprotezione, con gli ulteriori adempimenti previsti. È una funzione distinta da quella dell’esperto che progetta il risanamento.
Controlli successivi e DVR: il risultato non va soltanto archiviato
La misurazione deve entrare nella gestione della prevenzione.
INAIL chiarisce che la documentazione relativa al rischio radon deve essere parte integrante del DVR: comprende la relazione delle misure, l’esito della valutazione e, quando necessari, gli interventi realizzati e le verifiche successive.
L’articolo 17 prevede inoltre che:
- Quando il livello di riferimento non viene superato, le misurazioni siano ripetute ogni otto anni, oltre che in occasione degli interventi edilizi indicati dalla norma, compresi quelli che interessano strutturalmente l’attacco a terra e il miglioramento dell’isolamento termico.
- Dopo le misure correttive, ne venga mantenuta l’efficacia nel tempo, con misurazioni a cadenza quadriennale.
Restano ferme le comunicazioni agli enti competenti nei casi previsti: come buona prassi, è utile collegare il risultato anche a planimetrie, destinazione dei locali e modifiche dell’attività. In questo modo, chi riesamina il documento può capire a quali ambienti e condizioni si riferiscono i dati.
👉 Approfondisci: Valutazione dei rischi e aggiornamento del DVR: perché non è un adempimento formale.
Un esempio: quando l’archivio diventa una postazione stabile
Immaginiamo un locale semisotterraneo utilizzato inizialmente soltanto per il ritiro occasionale di documenti.
L’azienda decide di collocarvi due postazioni per la digitalizzazione dell’archivio. Cambiano la permanenza delle persone, gli orari e l’organizzazione del lavoro.
La domanda non è soltanto se siano stati acquistati monitor e sedute adeguati. Occorre riesaminare l’utilizzo del locale, verificare il campo di applicazione degli obblighi e capire se le informazioni disponibili siano ancora pertinenti.
Come buona prassi, il confronto dovrebbe avvenire prima di rendere stabile la nuova assegnazione, insieme alle altre verifiche necessarie per l’utilizzo del locale.
Se l’immobile è in locazione, è utile coinvolgere tempestivamente la proprietà per ottenere informazioni sulle caratteristiche costruttive, sulle misure eventualmente già effettuate e sulla possibilità di realizzare gli interventi necessari.
Una misurazione effettuata in un altro piano o in un diverso edificio non risponde automaticamente alla domanda sul locale che si intende utilizzare.
Radon nei luoghi di lavoro: distinguere obblighi e prevenzione
La normativa individua situazioni nelle quali misurare e, quando necessario, intervenire. Questo non significa che negli altri edifici il radon sia necessariamente assente.
Il documento INAIL sulla protezione dal radon ricorda che anche luoghi non compresi nel campo di applicazione degli obblighi specifici possono presentare concentrazioni elevate. Una misurazione può quindi essere una scelta preventiva motivata anche oltre i casi obbligatori.
L’obbligo normativo va individuato in base a locali, attività e disposizioni territoriali. La buona prassi consiste nel conoscere l’edificio, non trascurare i cambiamenti d’uso e programmare gli approfondimenti con tempi adeguati.
La domanda utile per l’azienda è: sappiamo se i nostri locali rientrano negli obblighi e su quali informazioni basiamo la valutazione? Il primo passo non è presumere che il rischio sia alto o basso ma è capire quando occorre misurarlo e come utilizzare il risultato.
Radon nei luoghi di lavoro: hai verificato la situazione della tua sede?
Sicureos affianca le aziende nell’inquadramento dei rischi e nell’organizzazione degli approfondimenti necessari, collegando caratteristiche dei locali, attività svolte e documentazione di sicurezza.
- Esame preliminare dei locali e delle disposizioni applicabili.
- Supporto nella programmazione delle misurazioni e nel coordinamento con i soggetti qualificati.
- Integrazione degli esiti e delle misure di prevenzione nel DVR e nel programma dei controlli.



