Cultura della prevenzione
Lavoratori stranieri: verificare la comprensione oltre la traduzione
Tradurre una procedura significa automaticamente averla resa comprensibile? Non sempre.
Un lavoratore può riconoscere le parole principali di un’istruzione e avere comunque difficoltà a collegarle alla situazione concreta: quando fermare una macchina, quale area non attraversare, chi avvisare in caso di anomalia o quale dispositivo di protezione utilizzare.
Per i lavoratori stranieri, la questione non è presumere una difficoltà sulla base della nazionalità ma è verificare, quando necessario, che la lingua utilizzata per informazione e formazione consenta davvero di comprendere ciò che serve per lavorare in sicurezza.
La traduzione può aiutare ma l’obiettivo della prevenzione resta la comprensione.
Lavoratori stranieri: cosa richiede il D.Lgs. 81/2008
Il riferimento è molto chiaro: l’articolo 36 del D.Lgs. 81/2008 stabilisce che il contenuto dell’informazione deve essere facilmente comprensibile e consentire ai lavoratori di acquisire le conoscenze necessarie. Quando l’informazione riguarda lavoratori immigrati, deve essere preceduta dalla verifica della comprensione della lingua utilizzata nel percorso informativo.
Anche l’articolo 37 richiede una formazione sufficiente e adeguata rispetto alle conoscenze linguistiche. Per i lavoratori immigrati, la formazione deve avvenire previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare utilizzata.
Il punto non è quindi soltanto consegnare materiale tradotto perché la normativa chiede che il messaggio possa essere realmente acquisito.
Comprendere una lingua non significa conoscere tutte le parole
Nella vita quotidiana una persona può comunicare senza difficoltà e trovarsi invece in difficoltà davanti a espressioni tecniche utilizzate sul lavoro.
Termini come:
- arresto di emergenza;
- interdizione dell’area;
- dispositivo di protezione individuale;
- carico sospeso;
- sostanza corrosiva;
- messa fuori servizio;
possono non essere immediatamente comprensibili anche quando la conversazione ordinaria non presenta problemi.
Vale anche il contrario: un lavoratore con una conoscenza limitata dell’italiano può conoscere molto bene alcuni termini legati alla propria attività perché li utilizza ogni giorno.
Per questo nazionalità e competenza linguistica non coincidono.
La verifica deve riguardare la comprensione necessaria per quello specifico percorso e per quello specifico lavoro, evitando valutazioni basate su supposizioni o stereotipi.
Lavoratori stranieri e formazione: cosa cambia con l’Accordo 2025
Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 119 del 24 maggio 2025, ha riordinato la disciplina della formazione in materia di salute e sicurezza.
Nella parte dedicata all’analisi dei fabbisogni formativi conferma l’attenzione alla lingua veicolare quando la formazione riguarda lavoratori immigrati.
Le FAQ pubblicate dal Ministero del Lavoro nel 2026 hanno ulteriormente chiarito che la verifica della comprensione e della conoscenza della lingua costituisce un obbligo del datore di lavoro e che, quando necessario, devono essere utilizzate modalità capaci di rendere comprensibili i contenuti. Tra gli esempi vengono richiamati anche mediatore interculturale e traduttore.
Questo non significa che ogni lavoratore straniero debba seguire automaticamente un corso tradotto ma significa che è importante verificare prima se la lingua utilizzata è effettivamente adeguata.
Tradurre le istruzioni può essere utile, ma non basta
Immaginiamo un lavoratore che riceva una procedura tradotta correttamente nella propria lingua.
Il documento spiega di non accedere a una determinata area durante la movimentazione dei carichi. Durante il lavoro, però, la stessa zona viene indicata dai colleghi con un termine diverso e la segnaletica utilizza soltanto simboli e parole in italiano.
La traduzione del documento è corretta, il sistema di comunicazione, invece, potrebbe non essere coerente. Come buona prassi, è utile verificare che lavoratore, procedure, segnaletica e indicazioni del preposto trasmettano lo stesso significato.
L’INAIL, nel proprio approfondimento sulla comunicazione della sicurezza ai lavoratori stranieri, evidenzia proprio l’importanza di considerare le barriere linguistiche e culturali e di utilizzare strumenti informativi accessibili.
Lavoratori stranieri: verificare ciò che è stato capito
Una domanda come «hai capito?» può produrre facilmente una risposta positiva, anche quando restano dubbi. Questo può accadere per molte ragioni: timore di apparire impreparati, difficoltà nell’esprimere una domanda, volontà di iniziare rapidamente il lavoro oppure semplice convinzione di avere compreso. Come buona prassi, il riscontro può essere collegato a situazioni concrete. Ad esempio, dopo aver spiegato una procedura, si può chiedere al lavoratore di descrivere con parole proprie:
- quale attività deve svolgere;
- quale rischio deve riconoscere;
- cosa deve fare prima di iniziare;
- quando deve interrompere il lavoro;
- chi deve contattare in caso di problema.
Quando appropriato, può essere utile anche chiedere di individuare un comando, riconoscere un segnale o mostrare la sequenza prevista durante una fase pratica. Non si tratta di mettere alla prova la persona sulla grammatica italiana ma si verifica la comprensione del messaggio di sicurezza.
Immagini, esempi e dimostrazioni possono aiutare
La comunicazione non passa necessariamente soltanto attraverso il testo.
L’INAIL mette a disposizione anche prodotti informativi rivolti ai lavoratori immigrati caratterizzati da contenuti illustrati, moduli brevi e commenti audio, proprio per favorire una comunicazione più accessibile.
Come buona prassi, in funzione del contenuto possono aiutare:
- fotografie delle attrezzature realmente utilizzate;
- immagini dei dispositivi di protezione;
- planimetrie semplici dei percorsi;
- dimostrazioni pratiche;
- esempi riferiti alla mansione;
- brevi istruzioni con parole coerenti con quelle usate sul posto di lavoro.
Le immagini non sostituiscono automaticamente la spiegazione. Anche un simbolo può essere interpretato in modo errato se nessuno ne ha chiarito il significato. Il criterio resta lo stesso: utilizzare strumenti che permettano al lavoratore di collegare il messaggio al lavoro reale.
Formazione e addestramento non sono la stessa cosa
Quando la mansione richiede l’uso di attrezzature o dispositivi per i quali è previsto l’addestramento, una spiegazione tradotta non sostituisce la parte pratica. La formazione serve a costruire conoscenze e competenze. L’addestramento, nei casi previsti dal D.Lgs. 81/2008, riguarda invece l’apprendimento attraverso prove pratiche e applicate.
Per un lavoratore che non padroneggia pienamente la lingua, la fase pratica può anche offrire un’occasione importante per verificare se le istruzioni siano state comprese correttamente. Il punto non è però ridurre tutto alla capacità di imitare un gesto. Il lavoratore dovrebbe infatti comprendere perché viene eseguito in quel modo, quali condizioni devono essere rispettate e quando occorre fermarsi.
Lavoratori stranieri e lavoro quotidiano: il problema non finisce con il corso
Un corso può essere svolto correttamente e perdere efficacia se, una volta entrato in reparto, il lavoratore riceve indicazioni diverse. Immaginiamo che durante la formazione venga insegnato il termine “arresto di emergenza”, mentre sul posto di lavoro tutti dicano soltanto “fungo rosso”. Oppure che una procedura utilizzi il termine “zona interdetta”, mentre il preposto parli semplicemente di “zona rossa”.
Sono espressioni facilmente collegabili per chi conosce il contesto. Per un nuovo lavoratore potrebbero invece sembrare indicazioni differenti. Come buona prassi, può essere utile mantenere un linguaggio coerente tra:
- formazione;
- procedure operative;
- cartelli e segnaletica;
- indicazioni del preposto;
- affiancamento iniziale.
La comprensione va osservata anche nel tempo, soprattutto quando cambiano mansione, attrezzature o modalità operative.
👉 Approfondisci: Informazione ai lavoratori: cosa deve restare chiaro dopo la riunione
Verificare l’apprendimento senza trasformarlo in una formalità
L’Accordo Stato-Regioni del 2025 rafforza anche il ruolo delle verifiche di apprendimento nei percorsi formativi. Il Ministero del Lavoro ha dedicato specifici chiarimenti alla sua applicazione, anche attraverso FAQ pubblicate nel 2026.
Una verifica efficace dovrebbe aiutare a capire se i contenuti sono stati acquisiti.
Il superamento di un test scritto, da solo, non racconta necessariamente come una persona interpreterà una situazione concreta. Allo stesso modo, una difficoltà nella lettura non dimostra automaticamente che il lavoratore non abbia compreso un’attività spiegata e mostrata correttamente.
La modalità deve essere coerente con il percorso previsto dalla normativa e con gli obiettivi formativi. Sul piano aziendale, il riscontro continua anche dopo il corso attraverso affiancamento, confronto con il preposto e osservazione dell’applicazione delle istruzioni.
La comprensione non riguarda soltanto i lavoratori stranieri
Gli articoli 36 e 37 partono da un principio più ampio: informazione e formazione devono essere facilmente comprensibili per tutti i lavoratori.
Le disposizioni sui lavoratori immigrati aggiungono una specifica attenzione alla verifica della lingua utilizzata, ma il problema della comprensione può riguardare chiunque. Un testo troppo tecnico, una procedura lunga, una spiegazione astratta o un corso poco collegato alla mansione possono essere inefficaci anche per chi parla perfettamente italiano.
Questo aiuta a evitare un errore culturale oltre che organizzativo: considerare la nazionalità come il problema.
Il problema da verificare è se il messaggio di sicurezza sia stato realmente compreso.
Lavoratori stranieri: dalla traduzione alla comprensione reale
L’obbligo normativo è assicurare informazione e formazione adeguate e comprensibili, verificando la lingua utilizzata quando il percorso riguarda lavoratori immigrati. La buona prassi consiste nell’andare oltre la sola consegna del materiale: utilizzare linguaggio accessibile, esempi coerenti con la mansione e modalità di riscontro che aiutino a capire ciò che il lavoratore ha realmente acquisito.
La domanda conclusiva per l’azienda è semplice: se togliessimo la firma sul registro delle presenze, quali elementi ci direbbero che il lavoratore ha davvero compreso cosa fare, cosa evitare e quando chiedere aiuto?
La sicurezza non dipende dalla lingua nella quale un messaggio è stato scritto. Dipende dalla capacità di trasformarlo in conoscenze e comportamenti comprensibili nel lavoro reale.
Lavoratori stranieri: la formazione viene realmente compresa?
Sicureos supporta le aziende nella progettazione della formazione e dell’informazione in materia di salute e sicurezza, collegando contenuti, mansioni e caratteristiche dei lavoratori.
- Analisi delle esigenze formative e della comprensione della lingua utilizzata.
- Supporto nella scelta di strumenti informativi e modalità formative adeguate.
- Progettazione di percorsi collegati ai rischi e alle attività realmente svolte.



