Sicurezza sul lavoro
Sostituire un prodotto chimico: ridurre il rischio senza spostarlo altrove
Sostituire un prodotto chimico può sembrare una decisione semplice: individuare un’alternativa, confrontare il prezzo e verificare che svolga la stessa funzione. Ma che cosa cambia per chi lo utilizza?
Immaginiamo un’azienda che sostituisca uno sgrassante con un prodotto meno infiammabile. La nuova soluzione richiede però una preparazione diversa, ulteriori travasi e un’applicazione a spruzzo. Il miglioramento atteso deve essere confrontato anche con queste nuove condizioni.
L’obiettivo non è cambiare confezione, ma ridurre il rischio nel lavoro reale, senza trasferirlo a un’altra fase o ad altre persone.
Sostituire un prodotto chimico: cosa prevede il D.Lgs. 81/2008
Il D.Lgs. 81/2008 considera la sostituzione di ciò che è pericoloso con ciò che non lo è, o lo è meno, tra le misure generali di tutela previste dall’articolo 15. Per il rischio chimico, l’articolo 225 disciplina la sostituzione nell’ambito delle misure specifiche di prevenzione: quando la natura dell’attività lo consente, il rischio deve essere eliminato o ridotto utilizzando altri agenti o processi meno pericolosi nelle condizioni d’uso. Le indicazioni INAIL sulle misure di prevenzione e protezione richiamano questa priorità rispetto al semplice ricorso ai dispositivi di protezione individuale.
Il punto decisivo è “nelle condizioni d’uso”: infatti per chi gestisce gli acquisti tecnici, significa confrontare le alternative insieme a chi conosce la lavorazione e le esigenze di prevenzione. La scelta commerciale e la valutazione della sicurezza devono incontrarsi prima che il nuovo prodotto venga utilizzato.
Non basta contare i pittogrammi sull’etichetta
L’etichetta fornisce informazioni importanti, ma il numero dei simboli di pericolo non è una graduatoria della sicurezza dei prodotti.
Come chiarisce INAIL nell’approfondimento sul regolamento CLP, relativo a classificazione, etichettatura e imballaggio, la classificazione descrive il tipo e la gravità dei pericoli. Non rappresenta, da sola, l’esposizione durante una specifica lavorazione. La Scheda di Dati di Sicurezza, o SDS, deve quindi essere letta nel suo insieme, quando prevista, insieme alle informazioni tecniche necessarie per l’impiego. L’articolo 223 del D.Lgs. 81/2008 richiede di considerare proprietà pericolose, informazioni del fornitore, quantità, modalità e durata dell’esposizione, oltre alle misure adottate.
La scomparsa di una singola indicazione di pericolo è un elemento da esaminare, non la conclusione della valutazione.
Sostituire un prodotto chimico: confrontare l’intero processo
Come buona prassi, il confronto può partire da tre domande:
- Quali pericoli cambiano? Considerare sia gli effetti sulla salute sia aspetti come infiammabilità, reattività e incompatibilità.
- Come cambierà l’impiego? Confrontare quantità, concentrazioni, frequenza, durata e modalità di applicazione.
- Chi sarà coinvolto? Esaminare anche preparazione, travasi, pulizia delle attrezzature, manutenzione e gestione dei residui.
Queste domande aiutano a tradurre le informazioni del prodotto nelle condizioni aziendali. INAIL ricorda che la valutazione del rischio chimico deve considerare le diverse vie di esposizione, tra cui inalazione e assorbimento cutaneo, e l’eventuale presenza contemporanea di più agenti.
Una buona domanda per il confronto è quindi: stiamo riducendo l’esposizione oppure stiamo cambiando il modo in cui avviene?
👉 Approfondisci: Rischio chimico nelle piccole quantità: perché “poco prodotto” non significa rischio basso.
Un esempio: meno infiammabile, ma con una preparazione diversa
Immaginiamo di sostituire un prodotto pronto all’uso con un detergente meno infiammabile, fornito però come concentrato classificato corrosivo. Il nuovo ciclo prevede una fase di dosaggio e diluizione che prima non esisteva. Chi la svolgerà? Con quali attrezzature? Come verranno gestiti il contenitore e gli eventuali schizzi?
L’esempio non dimostra che l’alternativa sia peggiore ma mostra perché il miglioramento su un aspetto debba essere accompagnato dalla valutazione degli altri. La scelta potrebbe risultare adeguata dopo aver organizzato una preparazione compatibile con i rischi individuati. Sarebbe invece incompleto limitarsi a dichiarare «abbiamo eliminato il prodotto infiammabile».
La sostituzione va valutata insieme alle modifiche necessarie per utilizzarla correttamente.
A volte occorre cambiare il procedimento, non soltanto il prodotto
La ricerca di alternative può riguardare anche il modo in cui viene ottenuto il risultato.
L’approccio preventivo illustrato da INAIL comprende infatti la sostituzione degli agenti o dei processi e, quando necessario, interventi tecnici per contenere la dispersione degli inquinanti.
Come spunto di analisi, un’azienda potrebbe chiedersi se una fase di pulizia sia evitabile modificando la lavorazione precedente, oppure se l’applicazione possa avvenire con un sistema che riduca la dispersione.
Non ogni cambiamento tecnico è però una sostituzione: installare un’aspirazione mantenendo lo stesso prodotto è una misura di controllo dell’esposizione. La distinzione aiuta a capire quale problema viene eliminato e quale deve continuare a essere gestito.
Cancerogeni, mutageni e sostanze tossiche per la riproduzione
Per gli agenti che rientrano nel Titolo IX, Capo II, la sostituzione assume un ruolo specifico.
L’articolo 235, come modificato dal D.Lgs. 135/2024, richiede di evitare o ridurre l’utilizzazione di agenti cancerogeni, mutageni o sostanze tossiche per la riproduzione, sostituendoli, se tecnicamente possibile, con sostanze, miscele o procedimenti non nocivi o meno nocivi nelle condizioni d’impiego. L’articolo 236 richiede inoltre di riportare nel Documento di Valutazione dei Rischi, o DVR, le indagini svolte per la possibile sostituzione e le sostanze o miscele eventualmente utilizzate come alternative.
Non basta quindi motivare il mantenimento del prodotto con l’abitudine o con la disponibilità dei guanti. Occorre esaminare la possibilità tecnica della sostituzione e applicare le misure previste dalla disciplina specifica.
👉 Approfondisci: Agenti cancerogeni e mutageni: perché serve un approccio diverso alla prevenzione.
Sostituire un prodotto chimico: organizzare anche la prova
«Proviamolo per qualche giorno» non dovrebbe diventare un modo per rinviare la valutazione.
Per le nuove attività che comportano agenti chimici pericolosi, la valutazione preventiva richiamata da INAIL deve precedere l’avvio, insieme all’attuazione delle misure necessarie. Anche una prova va quindi esaminata rispetto alle condizioni che introduce.
Come buona prassi, è utile definire:
- Che cosa verificare: efficacia tecnica, consumi, tempi e possibili esposizioni.
- Quali condizioni predisporre: attrezzature, informazioni agli addetti, protezioni e gestione delle anomalie.
- Chi esamina l’esito: acquisti, produzione e figure della prevenzione coinvolte, prima dell’adozione ordinaria.
Un confronto documentato può rendere chiaro perché l’alternativa sia stata scelta, modificata o esclusa. Non serve inventare un modulo complesso: serve conservare le ragioni della decisione.
Aggiornare le informazioni, non soltanto il codice di magazzino
L’introduzione dell’alternativa deve essere collegata alla valutazione dei rischi. L’articolo 223 ne richiede l’aggiornamento in occasione di cambiamenti significativi che possano renderla superata; l’articolo 227 sull’informazione e formazione richiede informazioni aggiornate rispetto al cambiamento delle circostanze.
Sul piano organizzativo, è utile chiarire quali prodotti restano utilizzabili, come gestire le scorte precedenti e quali istruzioni cambiano. Anche l’idoneità dei dispositivi di protezione deve essere riesaminata rispetto ai rischi individuati, senza presumere che quelli già disponibili vadano bene per ogni alternativa.
Il cambiamento deve essere riconoscibile anche a chi prepara il prodotto, pulisce le attrezzature o subentra nel turno successivo.
Sostituire un prodotto chimico: verificare il miglioramento reale
La sostituzione è una misura di prevenzione quando modifica favorevolmente le condizioni di lavoro, non soltanto l’elenco degli acquisti: l’obbligo normativo infatti richiede valutazione e misure coerenti con i rischi. La buona prassi consiste nel confrontare le alternative, organizzare il cambiamento e verificarne gli effetti.
La domanda conclusiva è quindi la seguente: quale rischio abbiamo ridotto e quali condizioni dobbiamo ancora controllare? Rispondere a questa domanda permette di distinguere una sostituzione utile da un problema semplicemente spostato altrove.
Sostituire un prodotto chimico: hai valutato che cosa cambia nel lavoro?
Sicureos affianca le aziende nella valutazione del rischio chimico, collegando caratteristiche dei prodotti, modalità di utilizzo e misure di prevenzione.
- Confronto delle informazioni di sicurezza dei prodotti e delle condizioni d’impiego.
- Analisi delle modifiche al processo e delle possibili esposizioni dei lavoratori.
- Supporto nell’aggiornamento della valutazione dei rischi e delle istruzioni agli addetti.



