Sicurezza sul lavoro
Batterie al litio in azienda: ricarica, deposito e anomalie da considerare
Le batterie al litio degli utensili e dei dispositivi aziendali vengono ricaricate in un punto scelto per questo scopo oppure dove si trova una presa libera?
Immaginiamo un banco di manutenzione sul quale, a fine giornata, vengono lasciati alcuni caricabatterie. Accanto ci sono imballaggi, ricambi e una batteria caduta durante il lavoro, messa da parte perché «domani vediamo se funziona ancora».
La domanda non riguarda soltanto la presenza di un estintore. Riguarda la scelta dello spazio, le condizioni delle attrezzature e il modo in cui l’azienda gestisce ciò che esce dalla normalità.
La prevenzione comincia prima della ricarica e continua anche quando una batteria non viene più utilizzata.
Batterie al litio: conoscere il dispositivo prima di definirne la gestione
Nel linguaggio comune, l’espressione “batterie al litio” comprende tecnologie differenti. Per utensili cordless, computer portatili e molti dispositivi ricaricabili si tratta generalmente di batterie agli ioni di litio, da distinguere dalle pile al litio metallico, normalmente non ricaricabili.
La scheda tecnica OSHA sulla sicurezza delle batterie agli ioni di litio richiama questa distinzione e descrive i pericoli associati a danni, difetti e condizioni di utilizzo inadeguate. In alcune circostanze può svilupparsi una fuga termica: un aumento incontrollato della temperatura interna, con possibile rilascio di gas, incendio e coinvolgimento delle celle vicine.
Questo non significa considerare ogni dispositivo una sorgente di pericolo imminente. Significa non trattare allo stesso modo una batteria integra, una danneggiata e un insieme di accumulatori concentrati nello stesso spazio.
Per una piccola dotazione di utensili, un deposito di ricambi e un impianto di accumulo stazionario servono valutazioni differenti. Le indicazioni riferite ai dispositivi portatili non possono essere trasferite automaticamente ai sistemi di maggiori dimensioni.
Dalla valutazione dei rischi alle misure aziendali
L’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008 richiede di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza, considerando anche attrezzature e sistemazione dei luoghi di lavoro. La presenza di batterie e caricabatterie deve quindi essere esaminata nelle condizioni effettive di impiego e conservazione.
Non basta riportare nel Documento di Valutazione dei Rischi, o DVR, la frase «utilizzo di attrezzature a batteria». Occorre capire quali dispositivi sono presenti, dove vengono ricaricati, che cosa si trova nelle vicinanze e come vengono gestite le anomalie.
Un riferimento tecnico è lo studio del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, realizzato con ENEA, sui rischi connessi allo stoccaggio dei sistemi di accumulo al litio, che affronta la sicurezza lungo il ciclo di vita di queste tecnologie. È uno studio tecnico, non una regola che impone la stessa soluzione a tutte le aziende.
La distinzione è importante: l’obbligo riguarda la valutazione e l’adozione di misure adeguate; le pubblicazioni tecniche aiutano a individuare i problemi e le possibili risposte.
Ricarica delle batterie al litio: scegliere lo spazio prima della presa
Una presa disponibile non identifica automaticamente una postazione di ricarica adeguata.
Le raccomandazioni dei servizi antincendio britannici sulla ricarica dei dispositivi richiamano la scelta di superfici stabili, la distanza dai materiali combustibili, la protezione dei percorsi di uscita e la possibilità di accorgersi di un’anomalia. Sono buone prassi tecniche da adattare all’organizzazione aziendale, non obblighi aggiuntivi della normativa italiana.
Nella scelta dello spazio è utile considerare:
- Materiali vicini: carta, cartone, tessuti e altri combustibili non dovrebbero circondare batterie e caricabatterie.
- Appoggio e dissipazione del calore: la collocazione deve essere coerente con le istruzioni, senza coprire i dispositivi o ostacolarne il raffreddamento.
- Vie di esodo: un problema nella zona di ricarica non dovrebbe compromettere il percorso necessario per uscire.
- Orari e controllo: occorre sapere quando avviene la ricarica e come verrebbe rilevata e gestita una segnalazione.
Per i piccoli dispositivi portatili, organizzare le ricariche durante la presenza del personale è una buona prassi. Eventuali necessità di ricarica fuori orario richiedono una valutazione specifica, sempre nel rispetto delle istruzioni del fabbricante: non possono essere risolte semplicemente aggiungendo un timer.
La domanda utile è: se qualcosa non funziona, il problema viene riconosciuto e riceve una risposta?
Caricabatterie, prese e cavi: la compatibilità viene prima
Il fatto che un connettore entri nella batteria non dimostra che il caricabatterie sia adatto.
Il bollettino OSHA sui dispositivi alimentati da batterie al litio richiama l’impiego di batterie e caricabatterie specificamente previsti per il dispositivo e il rispetto delle indicazioni del fabbricante. Tempi, temperature ammesse e modalità di ricarica non vanno sostituiti con abitudini generiche.
Occorre considerare anche l’alimentazione: condizioni di prese, cavi e spine, carichi collegati e utilizzo di prolunghe o prese multiple. Le indicazioni della London Fire Brigade su batterie e caricabatterie comprendono proprio la prevenzione dei sovraccarichi e il divieto di coprire i dispositivi durante la ricarica.
Per le attrezzature di lavoro, INAIL ricorda inoltre che utilizzo secondo le istruzioni e manutenzione rientrano nella gestione necessaria a mantenerne i requisiti di sicurezza.
👉 Approfondisci: Rischio elettrico DVR: quando è obbligatorio.
Deposito delle batterie al litio: proteggere, distinguere e limitare gli accumuli
Anche una batteria non collegata al caricabatterie deve essere conservata correttamente.
Le indicazioni OSHA sul deposito degli accumulatori richiamano condizioni ambientali adeguate, rispetto delle istruzioni e contenimento delle quantità immagazzinate. Per l’azienda, questo significa collegare le scorte alle necessità effettive e non lasciare che i ricambi si accumulino senza controllo.
La conservazione deve inoltre prevenire urti, schiacciamenti, bagnatura e contatti accidentali che possano provocare cortocircuiti. Anche qui contano le precauzioni di conservazione e protezione dai danni indicate per il prodotto.
Come buona prassi organizzativa, è utile distinguere chiaramente le batterie disponibili per l’uso da quelle in attesa di verifica o destinate alla dismissione.
Un eventuale armadio o contenitore dedicato va scelto considerando il tipo di batterie, le quantità e la funzione richiesta. Conservare, ricaricare e gestire una batteria danneggiata sono esigenze diverse: il nome commerciale del contenitore non sostituisce la verifica della sua idoneità.
Un esempio: il banco di ricarica che diventa deposito
Immaginiamo una squadra di manutenzione che utilizzi diversi utensili cordless.
All’inizio, sul banco vengono ricaricate soltanto le batterie necessarie. Nel tempo compaiono caricabatterie di modelli differenti, confezioni vuote, ricambi e alcuni accumulatori non più affidabili.
Non è necessario aspettare un incidente per riesaminare l’organizzazione. Le domande possono essere semplici: quali batterie sono ancora utilizzabili? Quale caricabatterie corrisponde a ciascun modello? Chi controlla i dispositivi restituiti dagli addetti? Che cosa impedisce di rimettere in servizio una batteria già segnalata?
In questo esempio, riordinare il banco non significa soltanto liberare spazio. Significa rendere riconoscibili le condizioni dei dispositivi e le decisioni ancora da prendere.
Batterie al litio: quali anomalie non ignorare
Una batteria non deve necessariamente presentare fiamme per richiedere attenzione.
Tra i segnali di possibile guasto descritti dalla London Fire Brigade rientrano:
- Alterazioni visibili: rigonfiamenti, deformazioni, perdite o danni dell’involucro.
- Comportamenti insoliti: riscaldamento anomalo rispetto al funzionamento abituale, sibili o crepitii.
- Emissioni inattese: odori insoliti, vapori o fumo provenienti dal dispositivo.
Un certo riscaldamento può essere normale durante l’impiego o la ricarica. Il punto è riconoscere un comportamento diverso da quello previsto, senza avvicinarsi per annusare o toccare un dispositivo sospetto.
L’assenza di segni esterni, inoltre, non dimostra da sola l’integrità di una batteria che ha subito un urto significativo. I danni possono manifestarsi anche nel tempo: la ripresa dell’utilizzo deve seguire le indicazioni del fabbricante e le verifiche necessarie, non una prova improvvisata di ricarica.
Fuori servizio non significa fuori dal sistema di prevenzione
Mettere una batteria da parte è soltanto l’inizio della gestione dell’anomalia.
Come buona prassi, l’azienda dovrebbe definire chi riceve la segnalazione, chi impedisce il riutilizzo e chi contatta l’assistenza o il soggetto incaricato del ritiro. La conservazione in attesa di verifica deve essere valutata in relazione alle condizioni del dispositivo, senza trasformare un ripostiglio in un deposito di batterie problematiche.
Una batteria che emette fumo o mostra segni di pericolo imminente non va trasportata a mano attraverso i locali per portarla fuori. Le indicazioni antincendio sulla gestione dei dispositivi sospetti richiamano l’allontanamento e l’attivazione dei soccorsi, senza avvicinarsi o maneggiare il dispositivo.
Anche la dismissione va organizzata: le batterie non devono essere gettate nei rifiuti indifferenziati o mischiate alla normale raccolta di altri materiali. Occorre individuare un canale di raccolta appropriato, comunicando al soggetto incaricato eventuali danni o difetti.
Emergenza: preparare la risposta senza improvvisare lo spegnimento
Un incendio che coinvolge una batteria può comportare problemi ulteriori rispetto alle sole fiamme.
Lo studio sperimentale di Larsson e collaboratori, pubblicato su Scientific Reports, ha misurato il rilascio di gas fluorurati tossici durante prove d’incendio su batterie agli ioni di litio. È un motivo concreto per considerare anche l’esposizione ai fumi e non limitarsi alla dimensione visibile dell’incendio.
La risposta deve essere inserita nell’organizzazione dell’emergenza: segnalazione, allontanamento delle persone, chiamata dei soccorsi e informazioni sulla posizione dei dispositivi coinvolti. La scelta dei presidi e gli eventuali interventi degli addetti devono essere definiti in relazione allo scenario, alle competenze e alle procedure previste.
Il quadro della gestione antincendio illustrato da INAIL richiama il D.M. 2 settembre 2021 per la gestione dei luoghi di lavoro in esercizio e in emergenza. La presenza di batterie deve trovare spazio in questa organizzazione, quando rilevante per il rischio.
Non esiste una procedura di spegnimento da trasferire indistintamente a un computer portatile, a un insieme di utensili e a un grande accumulatore. Un estintore o un altro dispositivo di protezione non sostituiscono la valutazione dello scenario.
👉 Approfondisci: Antincendio nei luoghi di lavoro: prevenzione quotidiana oltre la prova pratica.
Informazione e controlli: rendere chiare le decisioni quotidiane
Le indicazioni OSHA sulla prevenzione nei luoghi con batterie agli ioni di litio comprendono la preparazione dei lavoratori e l’integrazione degli eventi legati alle batterie nelle procedure di emergenza. Il valore pratico è rendere comprensibili i pericoli e i limiti dell’intervento, non chiedere a ogni addetto di diventare uno specialista.
Nell’organizzazione quotidiana, è utile che siano chiari almeno tre aspetti:
- Quali dispositivi utilizzare e dove ricaricarli, senza sostituzioni improvvisate di batterie e caricabatterie.
- A chi segnalare danni o comportamenti insoliti, evitando che il problema passi da un turno all’altro senza una decisione.
- Che cosa non fare, compresi tentativi di apertura, riparazione o recupero non autorizzati.
I controlli devono seguire l’evoluzione dell’attività. Se aumentano gli utensili, cambia il punto di ricarica o si accumulano batterie fuori servizio, è utile verificare se l’organizzazione iniziale risponde ancora alle esigenze.
Gestire le batterie al litio prima che diventino un problema
L’obbligo normativo è valutare i rischi e adottare misure coerenti. La buona prassi consiste nel tradurre questa valutazione in scelte riconoscibili: spazi, attrezzature compatibili, gestione delle scorte e seguito delle segnalazioni. La domanda conclusiva non è soltanto «abbiamo previsto cosa fare in caso d’incendio?» ma è anche: «sappiamo dove vengono ricaricate le batterie, in quali condizioni sono conservate e che cosa accade quando qualcuno segnala un’anomalia?»
La prevenzione si costruisce nelle risposte a queste domande, prima che sia necessario gestire un’emergenza.
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Sicureos affianca le aziende nella valutazione dei rischi e nella gestione della prevenzione, considerando dispositivi utilizzati, spazi disponibili e condizioni reali di lavoro.
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- Individuazione delle misure di prevenzione e delle modalità di gestione delle anomalie.
- Supporto nell’aggiornamento del DVR, delle procedure e dell’informazione ai lavoratori.



