Cultura della prevenzione
Smart working: guida ai rischi fisici e come evitarli
La rivoluzione digitale ha trasformato radicalmente il modo di intendere l’attività lavorativa, portando lo smart working nelle case di milioni di italiani. Sebbene questa modalità offra vantaggi innegabili in termini di flessibilità e conciliazione tra vita privata e professionale, lo smart working nasconde insidie per la salute fisica e mentale che non possono essere ignorate. Lavorare fuori dagli spazi aziendali, infatti, espone i dipendenti a rischi ergonomici e psicosociali spesso sottovalutati, legati a postazioni improvvisate e confini lavorativi sempre più sfumati. In questo articolo analizzeremo come proteggersi da eventuali rischi e quali sono gli obblighi normativi.
Quali sono le patologie da smart working
L’adozione massiva dello smart working ha evidenziato una crescita esponenziale dei disturbi muscolo-scheletrici. La mancanza di una sedia ergonomica o l’uso prolungato del laptop su tavoli non idonei, come quelli della cucina o peggio ancora sul divano, causa posture scorrette che gravano sulla colonna vertebrale. Le patologie più frequenti legate allo smart working includono la cervicalgia, la lombalgia e le contratture cervico-brachiali. Oltre ai problemi alla schiena, chi pratica lo smart working soffre spesso di “Digital Eye Strain” o astenopia. Si tratta di un affaticamento visivo causato dall’esposizione continua agli schermi, che si manifesta con bruciore oculare, secchezza e frequenti mal di testa. Non va dimenticata la sindrome del tunnel carpale, un’infiammazione del nervo mediano del polso dovuta all’uso scorretto di mouse e tastiere non adeguate. Infine, lo smart working può alimentare la sedentarietà, aumentando il rischio di disturbi metabolici e cardiovascolari dovuti alla drastica riduzione dei movimenti quotidiani.
Come ridurre tali rischi?
Per contrastare gli effetti negativi dello smart working, è essenziale agire sull’ergonomia della postazione. Il primo passo è dotarsi di una sedia regolabile che sostenga la curva lombare. Nello smart working, il monitor dovrebbe essere posizionato all’altezza degli occhi; se si usa un portatile, è consigliabile utilizzare un supporto e collegare tastiera e mouse esterni per evitare di curvare il collo e le spalle verso il basso. Un’altra strategia fondamentale per chi lavora in smart working è l’applicazione della regola “20-20-20” per la vista: ogni 20 minuti, distogliere lo sguardo dallo schermo per 20 secondi osservando un oggetto a 20 piedi (circa 6 metri) di distanza. Inoltre, orientare la postazione perpendicolarmente alle finestre evita riflessi fastidiosi.
Esiste un assicurazione per infortuni e patologie da smart working
Un dubbio frequente riguarda la tutela assicurativa: chi lavora in smart working è protetto dall’INAIL? La risposta è sì. In Italia, i lavoratori in smart working godono delle stesse tutele dei colleghi in presenza. L’assicurazione copre gli infortuni avvenuti durante l’orario di lavoro e legati alla prestazione lavorativa, inclusi i cosiddetti infortuni domestici “necessari” (come andare in bagno o fare una breve pausa caffè). È garantita anche la copertura per l’infortunio in itinere, qualora il dipendente debba spostarsi dalla propria abitazione a un altro luogo scelto per lo smart working, purché la scelta del luogo sia giustificata da esigenze lavorative o di conciliazione. Le malattie professionali contratte a causa dello smart working, come le tendiniti o le patologie discali documentate, rientrano pienamente nel quadro dei risarcimenti previsti dall’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro.
Quali sono gli obblighi del Datore di Lavoro
Nonostante la distanza fisica, il datore di lavoro mantiene responsabilità precise per chi opera in smart working. Secondo la normativa vigente, egli deve consegnare annualmente al lavoratore e al RLS un’informativa scritta sui rischi generali e specifici connessi alla modalità di smart working. È suo compito assicurarsi che le attrezzature fornite siano sicure e sottoposte a regolare manutenzione. Inoltre, il datore di lavoro deve garantire la formazione specifica sulla sicurezza, focalizzandosi sui rischi legati all’uso dei videoterminali e sull’ergonomia. Per chi svolge lo smart working per almeno 20 ore settimanali, resta l’obbligo di sorveglianza sanitaria con visite mediche periodiche condotte dal medico competente aziendale. Il fine ultimo è assicurare che lo smart working non diventi una zona d’ombra per la salute del dipendente.
Cosa fare per prevenire i disturbi da smart working
La prevenzione nello smart working passa per la disciplina personale e l’organizzazione del tempo. È vitale rispettare il “diritto alla disconnessione”, evitando di rispondere a email o messaggi fuori dall’orario pattuito per prevenire lo stress lavoro-correlato e il burnout. Nello smart working, i confini tra casa e ufficio tendono a sparire, definire una fascia oraria precisa aiuta a mantenere l’equilibrio psicologico. Integrare micro-pause attive è un altro pilastro per un sano smart working. Ogni due ore di lavoro continuativo al computer, la legge prevede 15 minuti di pausa; in questo lasso di tempo, chi fa smart working dovrebbe alzarsi, camminare e fare semplici esercizi di stretching per riattivare la circolazione e sciogliere le tensioni muscolari accumulatesi durante la sessione di lavoro.
Quando si applica la normativa VDT durante lo smart working
La normativa sui videoterminali (Titolo VII del D.Lgs. 81/08) si applica integralmente a chi pratica lo smart working in modo sistematico. Nello specifico, viene considerato “lavoratore videoterminalista” chiunque utilizzi un’attrezzatura munita di schermo per almeno 20 ore settimanali, dedotte le pause. In regime di smart working, l’allegato XXXIV stabilisce i requisiti minimi della postazione: lo schermo deve essere orientabile, la tastiera deve avere una superficie opaca per evitare riflessi e il piano di lavoro deve essere sufficientemente ampio per disporre comodamente i materiali. Anche se la postazione è casalinga, il rispetto di questi standard tecnici è obbligatorio per garantire la sicurezza del lavoratore in smart working e prevenire l’insorgenza di patologie professionali croniche.
Perché scegliere Sicureos
Come abbiamo analizzato, la gestione dei rischi nello smart working richiede un approccio multidimensionale che unisca competenza medica, tecnica e normativa. La dinamicità di questa modalità di lavoro rende difficile per un’azienda tenere traccia di tutte le conformità necessarie senza un supporto specializzato. È qui che il partner giusto può fare la differenza nel trasformare un obbligo legale in una reale opportunità di benessere organizzativo.
Il punto di forza di Sicureos risiede nella capacità di semplificare la sicurezza sul lavoro, trasformando normative complesse in procedure concrete e facili da applicare anche per chi opera in smart working. Accompagniamo le aziende in ogni fase: dalla redazione dell’informativa sui rischi per lo smart working all’organizzazione di percorsi formativi coinvolgenti e mirati.
Grazie a un team di esperti qualificati, aiutiamo i datori di lavoro a monitorare la salute dei propri dipendenti a distanza. Inoltre, integriamo la sorveglianza sanitaria e la valutazione dei rischi con soluzioni sartoriali. Con Sicureos, la sicurezza nello smart working non è solo un adempimento burocratico, ma un investimento concreto per proteggere le persone, migliorare l’efficienza aziendale e valorizzare il capitale umano della tua impresa.
Non permettere che la flessibilità del lavoro agile diventi un rischio per la salute dei tuoi dipendenti o per la conformità della tua azienda.
Vuoi mettere in sicurezza la tua azienda e i tuoi collaboratori? Noi di Sicureos siamo a tua disposizione per aiutarti a gestire ogni aspetto dello smart working, dalla valutazione dei rischi alla formazione specifica.



