Cultura della prevenzione

“Qui non è mai successo nulla”: la frase più pericolosa nella gestione della sicurezza sul lavoro

“Qui non è mai successo nulla.” È una frase questa che ricorre spesso nei luoghi di lavoro, pronunciata da datori di lavoro, preposti o lavoratori con la convinzione implicita che l’assenza di infortuni rappresenti una prova di sicurezza. Nella maggior parte dei casi una frase del genere non nasce da semplice superficialità ma da una falsa certezza radicatasi nel tempo: se un incidente non si è mai verificato allora il rischio viene percepito come lontano o addirittura inesistente. Il problema però è che, in materia di salute e sicurezza sul lavoro, la storia degli eventi passati non è un indicatore affidabile del livello di rischio reale.

Percezione del rischio e normalizzazione delle condizioni di lavoro

La gestione della sicurezza non dipende solo da procedure, documenti o adempimenti formali, ma anche – e soprattutto – dal modo in cui il rischio viene percepito, interpretato e accettato nel tempo all’interno dell’organizzazione.

Quando un’attività viene svolta per anni senza infortuni evidenti si innesca un processo mentale e graduale di normalizzazione delle condizioni di lavoro. Situazioni che inizialmente potevano apparire critiche diventano progressivamente “normali”, accettabili, parte integrante della routine quotidiana.

Quando l’esperienza diretta prende il posto dell’analisi dei rischi

Questo accade anche quando nel frattempo cambiano elementi fondamentali, come:

  • l’organizzazione del lavoro e i carichi operativi,
  • i ritmi produttivi,
  • le attrezzature utilizzate,
  • le persone coinvolte, con età, esperienza e condizioni fisiche diverse.

Nelle piccole e medie imprese questo meccanismo è particolarmente frequente perché l’esperienza diretta tende a prevalere sull’analisi strutturata dei rischi. In questo contesto, la frase “qui non è mai successo nulla” diventa una giustificazione implicita per non aggiornare la valutazione dei rischi, per non rivedere procedure consolidate o per rimandare interventi di prevenzione considerati non prioritari.

Il rischio non si misura con la memoria, ma con le condizioni reali

Nella sicurezza sul lavoro però il rischio non si misura con la memoria ma con l’analisi delle condizioni reali di esposizione.

Un infortunio o una malattia professionale infatti non creano il rischio di per sé ma ne rappresentano piuttosto la manifestazione finale, spesso dopo anni di esposizioni ripetute, comportamenti consolidati e segnali ignorati. Molti fattori di rischio non producono effetti immediati o evidenti, ma agiscono in modo lento e progressivo, rendendo difficile percepirne la gravità nel breve periodo.

Esposizioni lente e progressive: i pericoli che non fanno rumore

È il caso, ad esempio, di:

  • posture incongrue mantenute quotidianamente,
  • movimentazioni manuali considerate “normali” perché abituali,
  • esposizioni a rumore, vibrazioni o agenti chimici al di sotto della soglia di percezione soggettiva,
  • prassi operative scorrette che, con il tempo, diventano standard non scritti.

In questi contesti, l’assenza di eventi lesivi non indica l’assenza di rischio ma solo che gli effetti non si sono ancora manifestati in modo evidente.

Near miss: gli eventi mancati che rivelano i rischi nascosti

Un aspetto spesso ignorato quando si afferma che “non è mai successo nulla” è la presenza dei near miss, ovvero quegli eventi che avrebbero potuto causare un infortunio o un danno, ma che per una serie di circostanze favorevoli non lo hanno fatto.

Dal punto di vista della prevenzione, i near miss rappresentano uno dei segnali più importanti a disposizione dell’organizzazione.
Cadute evitate per pochi centimetri, urti mancati, carichi persi senza conseguenze, contatti accidentali senza danni immediati: tutti questi episodi dimostrano che il rischio era presente, anche se l’esito finale non è stato un evento lesivo.

Perché i near miss non sono “incidenti andati bene”

Il problema nasce quando questi eventi:

  • non vengono riconosciuti come tali,
  • non vengono segnalati,
  • vengono considerati “normali” o “parte del lavoro”.

In questi casi, l’assenza di infortuni diventa un falso indicatore di sicurezza, mentre in realtà l’organizzazione sta accumulando segnali di instabilità. La frase “qui non è mai successo nulla” spesso significa, in concreto, che è già successo qualcosa e che quanto accaduto non è stato interpretato come un campanello d’allarme.

Equilibrio precario e segnali di instabilità organizzativa

Un sistema di lavoro che produce frequentemente near miss quindi non è un sistema sicuro ma un sistema che opera secondo un equilibrio precario. Prima o poi infatti una variabile cambierà (una distrazione, una stanchezza maggiore, una persona meno esperta, un carico diverso) ed è proprio in quel momento che l’evento “che non era mai successo” può finalmente manifestarsi.

Vista l’importanza del tema abbiamo dedicato un approfondimento specifico ai near miss analizzando perché gli eventi mancati non vadano considerati “incidenti andati bene” ma segnali preziosi di rischio che permettono di intervenire prima che si verifichi un danno reale: comprendere e saper leggere questi episodi è uno dei passaggi più importanti per trasformare la prevenzione da reattiva a realmente efficace.

Il principio di prevenzione nella normativa sulla sicurezza sul lavoro

L’impianto della normativa italiana in materia di salute e sicurezza sul lavoro è costruito su una logica chiaramente preventiva.

Il D.Lgs. 81/2008 richiede al datore di lavoro di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza, indipendentemente dal fatto che si siano già verificati infortuni o malattie professionali.

Valutazione dei rischi come strumento per anticipare il danno

La valutazione dei rischi non rappresenta di per sé una risposta a un evento ma va intesa e pianificata come uno strumento per anticipare il danno. Anche le pubblicazioni istituzionali di INAIL ed EU-OSHA sottolineano infatti come una prevenzione efficace si fondi sull’analisi sistematica delle attività lavorative, dell’ambiente e dell’organizzazione e non sulla semplice assenza di incidenti registrati. In questo quadro l’analisi dei near miss è pienamente coerente con il principio del miglioramento continuo della prevenzione.

Dalla sicurezza percepita alla sicurezza realmente governata

Concludendo possiamo sostenere che la sicurezza non si costruisce certo guardando esclusivamente al passato ma osservando in modo critico ciò che accade ogni giorno nei luoghi di lavoro.

La domanda corretta non dovrebbe essere “È mai successo qualcosa?”ma piuttosto:
“Quante volte avrebbe potuto succedere qualcosa, e cosa ci dice questo sulle condizioni di lavoro attuali?”

Riconoscere questa differenza è spesso il primo passo per superare una sicurezza solo percepita e avvicinarsi a una sicurezza realmente governata.

Ambiente di lavoro industriale apparentemente ordinario con segnali di rischio latente: carichi instabili, posture scorrette e segnaletica ignorata.

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