Valutazione dei rischi
I 5 errori più comuni nella gestione della sicurezza in azienda
La sicurezza in azienda non è un interruttore acceso o spento ma è paragonabile più a un equilibrio che dipende da come vengono gestite le attività, le persone e le decisioni nel corso del tempo.
Quando questo equilibrio si rompe raramente accade per un singolo errore grave: più spesso invece è l’effetto di criticità gestionali diffuse che si accumulano senza fare rumore.
Di seguito vi proponiamo un elenco dei 5 errori più comuni che solitamente riscontriamo sul campo nella gestione della sicurezza in azienda.
COSTRUIRE UN SISTEMA DI GESTIONE DELLA SICUREZZA FLESSIBILE
Gestire la sicurezza sul lavoro non significa “fare tutto perfetto”. Significa costruire un sistema che regga anche quando l’azienda è sotto pressione: consegne, urgenze, turni, assenze, subappalti, cambi di personale.
Gli errori più frequenti non sono legati alla cattiva volontà ma spesso nascono semplicemente da:
- mancanza di tempo;
- ruoli poco chiari;
- comunicazione interna debole;
- abitudine a lavorare “come si è sempre fatto”.
Quando questi elementi si sommano, la sicurezza diventa un adempimento formale invece di restare una parte concreta dell’organizzazione.
I PRINCIPALI ERRORI NELLA GESTIONE DELLA SICUREZZA SUL LAVORO
Errore 1 – Pensare che “basti essere in regola”
Avere documenti e attestati è importante, ma non basta: se ciò che è scritto non si traduce in scelte quotidiane concrete (organizzazione, comportamenti, controlli, manutenzioni), la sicurezza resta solo percepita, non è reale.
La conformità formale è solo la base della sicurezza sul lavoro, non il risultato finale.
Errore 2 – Valutare i rischi in modo generico (senza il lavoro reale)
Un documento può essere corretto e al tempo stesso “lontano” dalla realtà operativa: procedure non applicabili, rischi descritti in modo standard, misure che nessuno usa.
Quando la valutazione non parte dalle attività concrete è difficile poi che diventi utile per prevenire.
Una buona prassi dovrebbe essere quella di collegare sempre i rischi alle fasi reali di lavoro e alle situazioni che cambiano (persone, macchine, layout, appalti, picchi produttivi).
Errore 3 – Formazione fatta “per obbligo”, non per efficacia
La formazione non è solo ore in aula o e-learning: è attenzione comprensione, previsione e capacità di riconoscere rischi e di saperli gestire.
Un errore tipico è considerare “chiuso il tema” dopo aver erogato il corso senza verificare se effettivamente:
- i contenuti sono stati capiti;
- le istruzioni sono applicabili;
- i comportamenti coerenti vengono rinforzati nel tempo.
La formazione funziona quando cambia davvero la qualità delle decisioni sul lavoro.
Errore 4 – Ruoli e responsabilità poco chiari (o solo “sulla carta”)
Se in azienda non è chiaro “chi decide cosa” in materia di sicurezza, le misure restano fragili ed approssimative.
Succede spesso quando:
- preposti e capi squadra non sono messi nelle condizioni di esercitare il ruolo;
- le segnalazioni non arrivano a chi può intervenire;
- la sicurezza è percepita come “una cosa dell’RSPP” invece che un pezzo della gestione.
Se i ruoli chiari, la comunicazione si fa più semplice, le responsabilità diventano pratiche e comprensibili.
Errore 5 – Intervenire solo dopo i problemi (invece di imparare prima)
Molte organizzazioni hanno un’ottima capacità di reagire alle “crisi” ovvero quando accade qualcosa di problematico: il punto però sta nell’attitudine ad allenare la capacità di intercettare i segnali prima dei quasi incidenti, dell’insorgenza di anomalie, della presenza di piccoli scostamenti o di comportamenti scorretti che vengono “tollerati”.
Aspettare l’evento, per poi agire di conseguenza, significa perdere informazioni preziose che, uno sguardo lungimirante, avrebbe permesso di prevenire.
I segnali deboli sono spesso più utili degli eventi gravi, perché arrivano prima.
Riferimento normativo e principi di prevenzione
Il quadro del D.Lgs. 81/2008 mette al centro:
- la valutazione dei rischi come processo legato all’organizzazione del lavoro;
- l’adozione di misure di prevenzione “adeguate” e coerenti con il contesto;
- l’importanza di informazione, formazione e organizzazione dei ruoli.
In sintesi: la norma non chiede solo di “avere documenti” ma di saper gestire la prevenzione in modo continuo e verificabile.
Dalla conformità alla sicurezza reale
Se riconosci uno (o più) di questi errori nella tua azienda, non significa che “va tutto male”. Significa solo che hai trovato un punto concreto da cui migliorare.
La domanda utile non è: “Siamo in regola?” La domanda utile da porsi è: “La sicurezza che abbiamo scritto è la stessa che facciamo ogni giorno?”.
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