Normativa
Come la Strategia Nazionale 2026-2030 cambierà il volto delle aziende
L’approvazione della Strategia Nazionale 2026-2030, in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, rappresenta un passaggio di rilievo per il sistema italiano della prevenzione. Non è solo un documento programmatico, è il “motore” che guiderà le ispezioni, i finanziamenti e le priorità nei cantieri e nelle aziende nei prossimi anni. Per chi si occupa di prevenzione, la parola d’ordine è una sola: operatività. La strategia nasce in un contesto in cui i rischi sul lavoro sono sempre più complessi a causa dello sviluppo tecnologico, della digitalizzazione, dell’invecchiamento dei lavoratori e della comparsa di nuovi modi di lavorare. Per questo, la prevenzione non è più solo una questione di rispetto delle regole, ma deve diventare un vero e proprio sistema organizzato per gestire e prevenire i pericoli.
Un aspetto importante è l’adozione dell’approccio “Vision Zero“. Questo significa che si darà più importanza ai modelli organizzativi che prevengono i rischi, concentrandosi sull’analisi dei quasi-incidenti (“near miss“).
Strategia nazionale: come la Vision Zero trasforma il rischio in sicurezza calcolata
Il cuore pulsante di questa strategia è l’approccio Vision Zero. Non è solo uno slogan, ma la convinzione che ogni incidente sia prevenibile. Il Ministero della Salute e i tecnici della prevenzione puntano a superare l’idea che l’incidente sia un’inevitabile fatalità. Il Ministro Schillaci ha chiarito che il focus si sposta dalla ricerca del colpevole (approccio sanzionatorio) alla ricerca proattiva di soluzioni (approccio preventivo). Non basta più raccogliere documenti, bisogna usarli per prevedere il rischio.
Near Miss: prevenire il peggio dai ‘quasi infortuni’
Una delle novità più concrete della Strategia 2026-2030 è l’obbligo di dare valore ai Near Miss (mancati infortuni). Un “quasi incidente” non è una fortuna, ma un segnale d’allarme gratuito che il sistema ti invia.
La nuova strategia prevede:
- Tracciamento obbligatorio: Le aziende (soprattutto sopra i 15 dipendenti) dovranno adottare procedure chiare per segnalare e analizzare ciò che “poteva accadere”
- Linee guida INAIL: Arriveranno standard nazionali per catalogare questi eventi, trasformandoli in dati utili per i Piani Mirati di Prevenzione
- Cultura della segnalazione: Il lavoratore deve sentirsi libero di segnalare un rischio senza timore di sanzioni. Analizzare un bullone che cade senza colpire nessuno oggi, significa evitare un infortunio grave domani
I 5 pilastri della sicurezza del futuro
Oltre a questi focus, la strategia ridisegna il perimetro della tutela con cinque assi fondamentali:
- Anticipare i rischi emergenti: L’attenzione si sposta su intelligenza artificiale, algoritmi e rischi psicosociali (stress e burnout), oltre agli effetti dei cambiamenti climatici sulle mansioni all’aperto
- Un sistema istituzionale coeso: Più coordinamento tra INAIL, Regioni e Ispettorato (INL). L’obiettivo è che un’azienda sia sicura allo stesso modo da Nord a Sud, con regole e controlli omogenei
- Tutele per i “nuovi” lavoratori: Massima attenzione a rider e lavoratori in subappalto
- Semplificazione per le MPMI: Assistenza e incentivi economici per chi adotta buone prassi digitali
- Educazione alla prevenzione: Inserire la cultura della sicurezza nei programmi scolastici per formare i lavoratori di domani
Strategia nazionale: la nuova era della vigilanza collaborativa
Questa strategia è un’opportunità per chi usa il Badge Digitale o il Wallet delle Competenze, perché il Ministero punta tutto sulla trasparenza dei dati. In un sistema in cui i controlli si focalizzano sempre più sui dati e sui flussi operativi, la registrazione puntuale e accurata delle presenze in cantiere e dei “mancati infortuni”, non costituisce unicamente un salvaguardia legale. Al contrario, si trasforma in un autentico vantaggio competitivo. Chi dimostra di avere il controllo totale delle proprie informazioni sarà il protagonista della sicurezza del futuro.
Dalla teoria alla pratica: integrare i Near Miss nel DVR
L’obbligo di tracciamento dei Near Miss introdotto dalla Strategia 2026-2030 non deve essere visto come un ulteriore carico burocratico, ma come una risorsa per il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Analizzare un mancato infortunio permette di identificare falle nei processi che la valutazione teorica potrebbe aver trascurato.
Per le aziende, questo significa passare da una sicurezza “statica” a una “dinamica”. Inserire i dati dei near miss nel flusso informativo aziendale consente di:
- Aggiornare le procedure operative in tempo reale
- Personalizzare l’addestramento specifico dei lavoratori sulle criticità reali riscontrate
- Ridurre i costi assicurativi e il rischio di sanzioni penali grazie a un approccio proattivo documentabile
Come preparare la tua azienda alla Strategia 2026-2030
Per non farsi trovare impreparati dai nuovi piani mirati di prevenzione, ogni datore di lavoro e RSPP dovrebbe iniziare a lavorare su questi punti:
- Digitalizzazione dei registri: Abbandonare la gestione cartacea a favore di sistemi che permettano l’analisi dei dati e la tracciabilità immediata (come richiesto per il Badge Digitale)
- Protocollo segnalazioni: Istituire una procedura interna chiara (e anonima, se necessario) per la segnalazione dei near miss
- Monitoraggio rischi emergenti: Valutare l’impatto dei cambiamenti climatici (es. stress termico) e dei carichi cognitivi legati all’uso di nuove tecnologie
- Verifica competenze: Assicurarsi che ogni lavoratore, inclusi i rider o i lavoratori in subappalto, abbia un profilo formativo aggiornato e verificabile digitalmente
(fonte immagini: Freepik)


