Cultura della prevenzione

Videoterminali: ergonomia reale tra postura, pause e organizzazione del lavoro

Quando si parla di videoterminali, il rischio viene spesso semplificato: si pensa alla sedia, allo schermo, alla postura, alla pausa ogni due ore e, a volte, agli occhiali. Tutti elementi importanti certamente, ma non sufficienti a descrivere davvero il lavoro al videoterminale. Il tema dei videoterminali non riguarda solo la posizione del monitor o l’altezza della sedia ma riguarda il modo in cui la postazione viene progettata, utilizzata, adattata, mantenuta e inserita nell’organizzazione del lavoro:

  • una postazione infatti può essere formalmente corretta, ma poco adatta alla persona che la usa;
  • una sedia può essere regolabile, ma nessuno può aver spiegato come regolarla;
  • uno schermo può essere moderno, ma collocato in una posizione che genera riflessi;
  • una pausa può essere prevista, ma l’organizzazione può rendere difficile rispettarla;
  • un lavoro può svolgersi in ufficio, in smart working o presso una postazione condivisa, con esigenze molto diverse.

Per questo parlare di videoterminali significa parlare di ergonomia reale e non solo di attrezzature, di postura, di pause ma significa parlare di organizzazione concreta del lavoro.

Videoterminali: quando il rischio diventa quotidiano

Il lavoro al videoterminale è spesso percepito come meno rischioso rispetto ad attività più evidenti: movimentazione di carichi, uso di macchine, lavori in quota, sostanze chimiche, rumore o carrelli elevatori eppure il rischio legato ai videoterminali ha una caratteristica particolare: si costruisce nel tempo.

Tante ore davanti allo schermo con posizioni mantenute a lungo, spesso con spalle sollevate, collo ruotato, polsi appoggiati male e con sedute non regolate. Anche l’illuminazione spesso non è adeguata, i ritmi di lavoro sovente sono intensi, le pause si saltano e le attività si fanno ripetitive.  Il problema non nasce sempre da una singola condizione grave ma spessonasce dalla somma di piccoli fattori che, giorno dopo giorno, rendono il lavoro più faticoso per vista, postura, apparato muscolo-scheletrico e attenzione. La prevenzione, in questo caso, richiede continuità. Non basta infatti sistemare una postazione una volta e dimenticarsene ma serve osservare come le persone lavorano davvero.

Il riferimento normativo: D.Lgs. 81/2008, Titolo VII

Il lavoro al videoterminale è disciplinato dal Titolo VII del D.Lgs. 81/2008, dedicato alle attrezzature munite di videoterminali.

Il D.Lgs. 81/2008 definisce il lavoratore videoterminalista come il lavoratore che utilizza un’attrezzatura munita di videoterminale in modo sistematico o abituale per venti ore settimanali, dedotte le interruzioni previste dall’articolo 175.

L’articolo 174 richiama l’obbligo del datore di lavoro di analizzare i posti di lavoro con particolare riguardo ai rischi per la vista e per gli occhi, ai problemi legati alla postura e all’affaticamento fisico o mentale, oltre che alle condizioni ergonomiche e di igiene ambientale. Lo stesso articolo prevede che il datore di lavoro organizzi e predisponga i posti di lavoro in conformità ai requisiti minimi dell’Allegato XXXIV.

L’articolo 175 riguarda lo svolgimento quotidiano del lavoro e le interruzioni dell’attività mediante pause o cambiamento di attività mentre l’articolo 176 disciplina la sorveglianza sanitaria, con particolare riferimento ai rischi per la vista e per gli occhi e ai rischi per l’apparato muscolo-scheletrico. Questo quadro normativo conferma un punto centrale: il videoterminale non va valutato solo come oggetto tecnico, ma come parte di un posto di lavoro, di un’organizzazione e di una modalità operativa.

Obbligo normativo, buona prassi e indicazione operativa

Anche per i videoterminali è utile distinguere tra obbligo normativo, buona prassi e indicazione operativa.

OBBLIGO NORMATIVO
Il datore di lavoro deve valutare i posti di lavoro al videoterminale, considerando rischi per vista e occhi, postura, affaticamento fisico o mentale, condizioni ergonomiche e igiene ambientale. Deve inoltre organizzare le postazioni secondo i requisiti minimi previsti, gestire le interruzioni dell’attività e attivare la sorveglianza sanitaria nei casi previsti.

BUONA PRASSI
Non limitarsi a verificare la presenza di sedia, scrivania e monitor, ma osservare come la postazione viene usata realmente: regolazioni, distanza dallo schermo, riflessi, spazio per gambe e braccia, posizione del mouse, pause, carichi di lavoro, postazioni condivise e lavoro da remoto.

INDICAZIONE OPERATIVA
Prima di considerare adeguata una postazione, chiedersi se il lavoratore riesce a mantenerla confortevole nel tempo, se conosce le regolazioni disponibili, se può alternare attività, se rispetta le pause, se l’illuminazione crea riflessi e se l’organizzazione consente davvero un uso sostenibile del videoterminale.

Questa distinzione evita un errore frequente: pensare che il rischio videoterminali si risolva con una sedia regolabile: la sedia è importante ma da sola non organizza il lavoro.

Ergonomia reale: la postazione deve adattarsi alla persona

L’ergonomia non dovrebbe essere trattata come uno schema fisso da applicare uguale per tutti. Le persone infatti hanno altezze diverse, abitudini diverse, esigenze diverse e attività diverse. Una postazione adatta a una persona può risultare scomoda per un’altra. Una scrivania condivisa può funzionare solo se chi la usa sa come regolare seduta, schermo, tastiera, mouse e spazio di lavoro. Una postazione usata poche ore a settimana può richiedere soluzioni diverse rispetto a una postazione usata per molte ore al giorno.

L’ergonomia reale parte da alcune domande semplici:

• la sedia permette una posizione stabile e confortevole;
• il piano di lavoro lascia spazio sufficiente per braccia, gambe e strumenti;
• lo schermo si trova a una distanza adeguata e in una posizione che non costringe il collo;
• tastiera e mouse consentono un uso comodo, senza tensioni inutili;
• documenti, telefono e altri strumenti sono raggiungibili senza posture forzate;
• l’illuminazione permette di lavorare senza riflessi o abbagliamenti;
• il lavoratore sa come regolare la postazione.

La postazione non deve essere solo “a norma” ma deve essere utilizzabile.

La postura non è una posizione da mantenere immobile

Quando si parla di postura spesso si immagina una posizione ideale da mantenere per tutta la giornata: schiena dritta. piedi appoggiati, schermo davanti. braccia rilassate, spalle basse. Sono tutte indicazioni utili ma il punto non è restare immobili nella postura perfetta.

Il corpo infatti ha bisogno di movimento: una postura apparentemente corretta, se mantenuta troppo a lungo, può diventare comunque faticosa. Il problema non è solo “come mi siedo”, ma per quanto tempo resto nella stessa posizione e quanto posso variare durante la giornata. L’organizzazione del lavoro deve quindi favorire cambiamenti di posizione e alternanza: alzarsi, spostars, distogliere lo sguardo dallo schermo, alternare attività, evitare di concentrare molte ore continuative davanti al videoterminale.

Gestire telefonate, riunioni, archiviazione, attività documentali o confronti interni in modo da interrompere la continuità della postura.

La postura migliore non è una postura rigida ma è una postura che può cambiare.

Pause e interruzioni: non sono un favore, ma parte dell’organizzazione

Le pause nel lavoro al videoterminale vengono spesso viste come un dettaglio organizzativo. In realtà hanno una funzione preventiva: l’articolo 175 del D.Lgs. 81/2008 prevede infatti interruzioni dell’attività mediante pause o cambiamento di attività. In assenza di una diversa disposizione contrattuale, il lavoratore ha diritto a una pausa di quindici minuti ogni centoventi minuti di applicazione continuativa al videoterminale.

Questo punto va compreso bene.

La pausa non è semplicemente “staccare dal lavoro” in modo generico ma serve a interrompere l’applicazione continuativa al videoterminale e può essere gestita anche tramite cambiamento di attività, quando questo consente davvero di ridurre l’esposizione specifica. Il problema nasce quando le pause esistono sulla carta, ma l’organizzazione le rende difficili:

  • scadenze continue;
  • riunioni una dopo l’altra;
  • lavoro urgente;
  • telefonate senza interruzione;
  • turni serrati;
  • mancanza di sostituzioni;
  • cultura aziendale che considera la pausa come perdita di tempo.

In questi casi il tema non è solo individuale, è organizzativo.

Pause non significa recuperare tutto a fine giornata

Una criticità frequente riguarda il modo in cui vengono interpretate le pause. Le interruzioni infatti non dovrebbero essere accumulate e spostate alla fine della giornata perché non hanno la stessa funzione se vengono prese tutte insieme quando il lavoro è ormai concluso.

La loro utilità preventiva dipende dalla distribuzione durante il lavoro: servono a interrompere la continuità dell’esposizione, ridurre l’affaticamento visivo, variare la postura e alleggerire la richiesta muscolo-scheletrica e mentale.

Una pausa presa troppo tardi non agisce nello stesso modo.

Per questo la gestione quotidiana del lavoro deve permettere interruzioni realistiche: non basta scriverle in una procedura ma bisogna renderle praticabili.

Schermo, riflessi e affaticamento visivo

Il lavoro al videoterminale può affaticare la vista, soprattutto quando la postazione non è gestita correttamente. Lo schermo deve essere leggibile, posizionato in modo coerente e inserito in un ambiente illuminato correttamente. I riflessi, gli abbagliamenti, i contrasti eccessivi o la posizione rispetto alle finestre possono rendere il lavoro più faticoso. A volte il problema non riguarda il monitor in sé, ma l’ambiente intorno:

  • una finestra alle spalle;
  • una luce diretta sullo schermo;
  • una lampada posizionata male;
  • una distanza visiva non adeguata;
  • caratteri troppo piccoli;
  • schermi multipli disposti senza logica;
  • documenti consultati continuamente in posizioni scomode.

Il comfort visivo richiede attenzione all’insieme: schermo, illuminazione, documenti, ambiente e organizzazione dell’attività devono lavorare insieme.

Tastiera, mouse e movimenti ripetitivi

Tastiera e mouse sembrano dettagli, ma incidono molto sull’uso quotidiano della postazione. Un mouse troppo lontano può costringere il braccio a una posizione scomoda. Una tastiera troppo avanzata o troppo arretrata può aumentare la tensione su spalle, avambracci e polsi. Un piano di lavoro troppo pieno può impedire movimenti naturali.

Il rischio aumenta quando le attività sono ripetitive e continuative.

  • inserimento dati;
  • uso intenso di fogli di calcolo;
  • procedure gestionali;
  • contabilità;
  • disegno tecnico;
  • call center;
  • sportelli amministrativi;
  • attività con più finestre, software o schermi.

La prevenzione non consiste solo nel comprare accessori ergonomici ma nel verificare se tastiera, mouse, schermo, documenti e strumenti sono disposti in modo coerente con l’attività reale.

Seduta, piano di lavoro e spazio disponibile

La seduta è uno degli elementi più visibili della postazione al videoterminale, ma va letta insieme al piano di lavoro e allo spazio disponibile.

  • una sedia regolabile serve se il lavoratore sa regolarla;
  • uno schienale comodo serve se può essere usato correttamente;
    un piano di lavoro ampio serve se non viene occupato da materiali inutili;
  • uno spazio adeguato per le gambe serve se non viene riempito da scatole, cavi o archivi provvisori.

La postazione deve consentire libertà di movimento. Questo significa poter entrare e uscire dalla seduta senza ostacoli, muovere gli arti inferiori, appoggiare correttamente gli avambracci, avvicinare tastiera e mouse, mantenere lo schermo in posizione coerente e variare postura durante la giornata.

Una postazione disordinata può rendere inefficace anche un arredo corretto perché l’ergonomia ha bisogno di spazio.

Smart working e postazioni improvvisate

Il lavoro da remoto ha reso ancora più evidente un tema: il videoterminale non è solo quello della scrivania in ufficio. Molte attività vengono svolte da casa, in spazi condivisi, su tavoli non progettati per il lavoro continuativo, con sedie non regolabili, laptop usati per molte ore, illuminazione variabile e ambienti non sempre adatti.

Il rischio non nasce dal lavoro agile in sé ma nasce dall’improvvisazione prolungata.

Il portatile appoggiato sul tavolo può andare bene per un uso breve, ma diventare scomodo se usato per molte ore. Lo schermo troppo basso può portare a flettere il collo. L’assenza di mouse e tastiera esterni può rendere più rigido il lavoro. Una sedia non adatta può aumentare la fatica. Anche nel lavoro da remoto, l’ergonomia richiede consapevolezza, informazione e organizzazione.

Non tutto può essere controllato come in ufficio, ma alcune indicazioni possono ridurre le criticità.

Postazioni condivise e lavoro flessibile

Sempre più aziende utilizzano postazioni condivise, desk booking, uffici flessibili e ambienti ibridi. Queste soluzioni possono funzionare, ma richiedono attenzione. Una postazione condivisa non può essere pensata come una postazione fissa usata da una sola persona perché deve essere facilmente regolabile, comprensibile e mantenuta in ordine. Chi la utilizza deve poter adattare rapidamente schermo, sedia, tastiera, mouse e spazio disponibile. Il rischio, altrimenti, è che ogni lavoratore si adatti alla postazione invece di regolare la postazione su di sé.

Una postazione condivisa efficace dovrebbe favorire:

• regolazioni semplici e intuitive;
• schermi posizionabili in modo corretto;
• sedute efficienti e facilmente adattabili;
• tastiere e mouse disponibili e funzionanti;
• spazi puliti, ordinati e non occupati da materiali personali;
• indicazioni semplici per l’uso corretto della postazione;
• segnalazione rapida di guasti, sedute danneggiate o criticità.

La flessibilità organizzativa non deve ridurre l’attenzione ergonomica.

Videoterminali e organizzazione del carico mentale

Il lavoro al videoterminale non riguarda solo postura e vista ma riguarda poi anche l’affaticamento mentale.

Molte attività digitali richiedono attenzione continua, gestione di più informazioni, notifiche, email, software diversi, tempi di risposta rapidi, riunioni online e cambi frequenti di compito: l’ergonomia reale comprende anche questo. Un ambiente digitale disorganizzato può generare fatica. Un flusso di lavoro troppo frammentato può aumentare la tensione. Una giornata piena di riunioni senza pause può rendere difficile alternare attività e distogliere lo sguardo dallo schermo.

La prevenzione deve quindi considerare anche:

• continuità dell’attenzione davanti allo schermo;
• sovraccarico di notifiche e interruzioni;
• riunioni online consecutive;
• attività ripetitive o molto concentrate;
• difficoltà a rispettare le pause;
• mancanza di alternanza tra compiti;
• pressione sui tempi di consegna.

Non tutto ciò che accade davanti a un monitor è uguale perché il tipo di attività incide sul rischio.

Sorveglianza sanitaria e ruolo del medico competente

Il D.Lgs. 81/2008 prevede la sorveglianza sanitaria per i lavoratori addetti al videoterminale nei casi previsti, con particolare riferimento ai rischi per la vista e per gli occhi e ai rischi per l’apparato muscolo-scheletrico. Questo non significa trasformare ogni disturbo in una diagnosi aziendale ma significa che la gestione del rischio videoterminali deve collegare valutazione dei rischi, organizzazione della postazione, informazione dei lavoratori e sorveglianza sanitaria quando applicabile.

Il medico competente può contribuire a inquadrare eventuali criticità, indicare limitazioni o prescrizioni nei casi previsti, valutare la necessità di dispositivi speciali di correzione visiva quando emergono le condizioni previste dalla norma e contribuire al miglioramento dell’organizzazione preventiva. Il punto resta sempre lo stesso: la salute non dipende solo dalla visita.

Dipende anche da come il lavoro viene organizzato ogni giorno.

Informazione e formazione: il lavoratore deve sapere come usare la postazione

Una postazione regolabile è utile solo se il lavoratore sa come usarla: molti problemi nascono da regolazioni mai spiegate, sedie lasciate sempre nella stessa posizione, monitor regolati a caso, mouse posizionati troppo lontano, poggiapiedi disponibili ma non richiesti, pause non comprese o software usati con modalità faticose. L’informazione e la formazione devono rendere il lavoratore consapevole perché non servono solo a spiegare la norma ma devono agire con lo scopo di collegare la postazione al comportamento quotidiano.

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Un lavoratore dovrebbe sapere:

• come regolare sedia e schienale;
• come posizionare schermo, tastiera e mouse;
• come riconoscere riflessi o abbagliamenti;
• come organizzare documenti e strumenti;
• come alternare attività e rispettare le pause;
• quando segnalare problemi della postazione;
• a chi rivolgersi in caso di difficoltà o disturbi.

La prevenzione funziona meglio quando chi usa la postazione partecipa alla sua gestione.

Non tutti gli schermi sono uguali

Il concetto di videoterminale è poi spesso associato al classico monitor da ufficio ma oggi il lavoro digitale passa attraverso strumenti diversi: computer fissi, portatili, tablet, doppi schermi, postazioni con monitor verticali, software gestionali, videoconferenze, dashboard, terminali di magazzino, sistemi di controllo, postazioni di reception o sportello.

Ogni configurazione può generare esigenze diverse.

Un doppio schermo richiede attenzione alla posizione del monitor principale; un portatile usato molte ore può richiedere tastiera e mouse esterni; un terminale condiviso può richiedere procedure di uso breve e postazioni ben organizzate,; una reception può combinare videoterminale, telefono, documenti, contatto con il pubblico e posture ripetute.

La valutazione deve guardare il lavoro reale non solo la presenza dello schermo.

Piccoli segnali da non ignorare

Nel lavoro al videoterminale alcune criticità emergono attraverso segnali quotidiani. Non sempre sono gravi, ma possono indicare che la postazione o l’organizzazione meritano attenzione. Segnali come

  • affaticamento visivo frequente;
  • mal di testa ricorrente;
  • tensione al collo;
  • spalle contratte;
  • dolore lombare;
  • formicolii o fastidi a polsi e mani;
  • difficoltà a mantenere la concentrazione;
  • sensazione di stanchezza dopo molte ore di schermo;
  • necessità di avvicinarsi troppo al monitor;
  • fastidio per riflessi o illuminazione.

Questi segnali non vanno usati per fare diagnosi ma devono però aiutare a non banalizzare il problema. Quando più persone segnalano difficoltà simili, può essere utile verificare postazioni, illuminazione, organizzazione delle pause, carichi di lavoro e modalità operative.

L’ergonomia non è un accessorio

Capita poi a volte che l’ergonomia venga quindi trattata come un miglioramento facoltativo, quasi estetico: una sedia più comoda, un monitor più grande, un supporto per il portatile, un mouse diverso, una lampada migliore.

In realtà l’ergonomia è parte della prevenzione perché serve a rendere il lavoro più sostenibile, ridurre affaticamenti, evitare posture incongrue, migliorare la leggibilità, favorire movimenti e organizzare meglio l’attività.

Questo non significa che ogni situazione richieda soluzioni costose ma spesso bastano verifiche semplici e interventi mirati come:

  • regolare correttamente la sedia;
  • ripensare la posizione dello schermo;
  • liberare spazio sul piano di lavoro;
  • ridurre riflessi;
  • organizzare le pause;
  • alternare attività;
  • informare i lavoratori;
  • gestire meglio le postazioni condivise.

L’ergonomia reale non è lusso ma è metodo.

Videoterminali: dalla postazione al sistema di lavoro

Il rischio videoterminali non si valuta guardando solo una scrivania vuota ma si valuta osservando una persona che lavora.

  • Quanto tempo resta davanti allo schermo.
  • Che attività svolge.
  • Come usa tastiera e mouse.
  • Quanto alterna i compiti.
  • Come gestisce le pause.
  • Dove guarda.
  • Come si muove.
  • Quali strumenti usa.
  • Quali vincoli organizzativi incontra.
  • Come cambia la giornata tra ufficio, riunioni, smart working e postazioni condivise.

La prevenzione efficace tiene insieme tutti gli elementi quali postazione, attrezzature, ambiente, illuminazione, software, pause, carico mentale, sorveglianza sanitaria, informazione, organizzazione del lavoro.

Il videoterminale non è solo uno schermo ma un vero e proprio sistema di lavoro.

Videoterminali: prevenzione concreta, non postura ideale

La gestione dei videoterminali non dovrebbe ridursi a una fotografia della postura corretta. La prevenzione reale richiede un approccio più ampio capace di.

  • valutare i posti di lavoro;
  • organizzare le interruzioni;
  • considerare vista, postura e affaticamento mentale;
  • predisporre postazioni coerenti con i requisiti minimi;
  • informare i lavoratori;
  • aggiornare l’organizzazione quando cambiano strumenti, luoghi o modalità di lavoro.

Soprattutto serve evitare l’idea che il lavoratore debba semplicemente “stare dritto”.

L’ergonomia non è immobilità ma è adattamento, movimento, alternanza, consapevolezza e organizzazione.

Videoterminali: ergonomia reale, non solo postura

Il lavoro al videoterminale richiede postazioni adeguate, pause organizzate, informazione dei lavoratori e attenzione a vista, postura, affaticamento mentale e modalità reali di lavoro. Sicureos supporta le aziende nella valutazione del rischio videoterminali e nella verifica dell’ergonomia delle postazioni.

  • valutazione del rischio videoterminali e analisi delle postazioni di lavoro;
  • verifica di sedute, schermi, illuminazione, pause, smart working e postazioni condivise;
  • supporto a DVR, informazione dei lavoratori, procedure e miglioramento dell’organizzazione.

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Infografica sull’ergonomia dei videoterminali, con focus su postazione regolata, comfort visivo, pause, alternanza delle attività, organizzazione del lavoro e benessere dinamico.

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