Valutazione dei rischi

Gestione del rischio amianto negli edifici: cosa cambia davvero (e cosa devono fare le aziende)

A oltre 30 anni dal divieto l’amianto non è un problema del passato ma è ancora presente in una parte significativa del patrimonio edilizio italiano: coperture, tubazioni, controsoffitti, coibentazioni. Il punto critico non è più solo la presenza ma la gestione nel tempo.

La pubblicazione del documento INAIL sulla Gestione del rischio amianto negli edifici 2026 nasce proprio attorno a questo problema: passare da una logica “di bonifica quando serve” a una gestione strutturata e continuativa del rischio. L’amianto infatti  non si elimina sempre subito ma va conosciuto, monitorato e gestito in modo organizzato.

Il cambio di approccio: da intervento a sistema di gestione

Il documento introduce un concetto chiave: la gestione del rischio amianto è un processo continuo non un intervento occasionale

Questo significa che ogni edificio con amianto deve avere:

  • una conoscenza aggiornata dei materiali presenti
  • una valutazione del loro stato
  • un controllo nel tempo
  • una responsabilità chiara

Questo approccio è coerente con il quadro normativo (D.M. 6 settembre 1994 e D.Lgs. 81/2008) e con l’evoluzione delle politiche europee sulla prevenzione.

Il ruolo centrale: il Responsabile del Rischio Amianto (RRA)

Uno degli elementi più rilevanti del documento INAIL è il rafforzamento della figura del Responsabile del rischio amianto (RRA).

Non si tratta infatti di una mera figura formale ma operativa a tutti gli effetti.

Il RRA ha infatti il compito di:

  • coordinare la gestione dei materiali contenenti amianto
  • controllarne lo stato nel tempo
  • gestire le attività che possono interferire
  • mantenere aggiornata la documentazione

Il documento sottolinea poi chiaramente un punto: non basta nominare qualcuno ma serve una figura competente e realmente coinvolta.

Le fasi della gestione del rischio amianto: cosa deve fare concretamente un’azienda

Il documento INAIL struttura la gestione del rischio amianto come un percorso organizzato, fatto di passaggi successivi e collegati tra loro. Per un’azienda questo significa non limitarsi a “sapere se c’è amianto” ma costruire un sistema documentato, aggiornato e realmente applicabile nella gestione quotidiana dell’edificio.

È importante precisare che la presenza di materiali contenenti amianto non determina automaticamente una situazione di emergenza ma richiede un presidio tecnico e organizzativo. Il punto centrale infatti è evitare che quei materiali vengano danneggiati, manomessi o disturbati senza consapevolezza, soprattutto durante manutenzioni, lavori edili, interventi sugli impianti o modifiche degli ambienti. Di seguito riportiamo le fasi salienti della gestione del rischio amianto per un’azienda.

  1. Individuazione dei materiali contenenti amianto

La prima domanda che ogni azienda dovrebbe porsi è molto semplice: nel mio edificio sono presenti materiali contenenti amianto?

Questa verifica è fondamentale soprattutto per immobili costruiti o ristrutturati prima della messa al bando dell’amianto perché i materiali contenenti amianto possono trovarsi non solo nelle classiche coperture in cemento-amianto ma anche in elementi meno evidenti: tubazioni, canne fumarie, coibentazioni, pavimenti vinilici, guarnizioni, pannelli, controsoffitti, quadri elettrici o componenti impiantistiche.

L’individuazione non può basarsi su impressioni visive o valutazioni generiche ma deve essere costruita attraverso un’attività ordinata che può comprendere:

  • analisi della documentazione disponibile sull’edificio;
  • sopralluogo tecnico mirato;
  • censimento dei materiali sospetti;
  • eventuale campionamento e analisi di laboratorio.

Questo passaggio è decisivo perché, senza una mappatura affidabile, l’azienda rischia di gestire l’edificio “alla cieca”. Il problema non emerge finché non si avvia un lavoro, si apre un controsoffitto, si interviene su un impianto o si modifica una copertura: è proprio in quei momenti che il rischio può diventare concreto.

  1. Valutazione dello stato di conservazione

Una volta individuati i materiali contenenti amianto, il passaggio successivo non è automaticamente la bonifica. Infatti prima occorre capire in che condizioni si trovano.

Non tutto l’amianto presenta lo stesso livello di rischio: un materiale compatto, integro e non soggetto a disturbo ha una criticità diversa rispetto a un materiale friabile, degradato, esposto agli agenti atmosferici o collocato in un’area interessata da manutenzioni frequenti.

La valutazione deve considerare soprattutto:

  • integrità del materiale;
  • friabilità o compattezza;
  • segni di degrado, rotture, sfaldamenti o abrasioni;
  • possibilità di contatto o danneggiamento;
  • presenza di vibrazioni, infiltrazioni, ventilazione o agenti atmosferici;
  • frequenza degli interventi manutentivi nelle vicinanze.

Questo è un punto molto importante per le aziende: la valutazione non riguarda solo il materiale in sé ma anche il contesto in cui quel materiale si trova. Una lastra in cemento-amianto su una copertura non accessibile ha un profilo diverso rispetto a un materiale presente in un locale tecnico dove entrano periodicamente manutentori.

Da questa valutazione derivano le decisioni successive:

  • semplice monitoraggio;
  • interventi di manutenzione controllata;
  • incapsulamento;
  • confinamento;
  • rimozione programmata o urgente.

Qui l’obiettivo è scegliere una misura proporzionata al rischio reale evitando sia sottovalutazioni sia interventi non necessari o non pianificati.

  1. Programma di controllo e manutenzione

Se i materiali contenenti amianto restano in sede l’azienda deve gestirli nel tempo: questo rappresenta spesso il passaggio più sottovalutato.

Il rischio amianto, infatti, può cambiare nel tempo: un materiale oggi integro può degradarsi per effetto di pioggia, sole, vibrazioni, urti, infiltrazioni o manutenzioni non controllate. Per questo serve un Programma di controllo e manutenzione, cioè un sistema che stabilisca chi controlla, cosa controlla, quando controlla e come vengono registrati gli esiti.

In pratica il programma dovrebbe prevedere:

  • ispezioni periodiche;
  • verifica dello stato dei materiali censiti;
  • aggiornamento della documentazione;
  • registrazione degli interventi effettuati;
  • segnalazione dei materiali a rischio;
  • procedure per evitare danneggiamenti accidentali.

Questo programma serve anche a evitare un errore frequente: trattare l’amianto come un problema “archiviato” dopo il censimento iniziale. In realtà, il censimento è solo il punto di partenza perché la gestione vera comincia dopo, quando l’azienda deve mantenere sotto controllo le condizioni dell’edificio nel tempo.

Un censimento non aggiornato o non collegato a un programma di controllo rischia di diventare un documento statico, poco utile nelle decisioni operative.

  1. Gestione delle attività interferenti

Uno degli aspetti più critici riguarda poi tutte le attività che possono interferire con materiali contenenti amianto.

Nella pratica aziendale il rischio non emerge solo durante una bonifica ma può palesarsi durante attività molto più ordinarie come:

  • manutenzione di impianti;
  • sostituzione di tubazioni;
  • installazione di canalizzazioni;
  • lavori su coperture;
  • apertura di cavedi o controsoffitti;
  • forature, tagli, fissaggi o demolizioni parziali;
  • lavori affidati a ditte esterne.

Il problema quindi è che chi esegue questi lavori potrebbe non sapere che in quell’area sono presenti materiali contenenti amianto. Oppure potrebbe saperlo ma non avere ricevuto indicazioni chiare su cosa evitare, quali zone non disturbare e quali procedure seguire.

Per questo motivo l’azienda deve collegare la gestione amianto alla gestione degli appalti, delle manutenzioni e dei cantieri interni. Prima di autorizzare un intervento è necessario verificare se l’area interessata contiene materiali censiti o sospetti.

In termini pratici questo significa:

  • informare manutentori e imprese esterne;
  • segnalare le aree o i materiali interessati;
  • prevedere autorizzazioni interne prima dei lavori;
  • impedire interventi improvvisati su materiali sospetti;
  • aggiornare DVR, DUVRI o documenti di cantiere quando necessario.

Il rischio reale non è solo “avere amianto in casa” ma disturbare l’amianto senza saperlo.

  1. Interventi di bonifica quando necessari

La bonifica rappresenta poi una delle possibili azioni ma non deve essere presentata come l’unica risposta automatica.

In base allo stato dei materiali, alla loro collocazione e al rischio di rilascio di fibre gli interventi possono essere diversi:

  • rimozione, quando è necessario eliminare definitivamente il materiale;
  • incapsulamento, quando si applicano prodotti specifici per bloccare il rilascio di fibre;
  • confinamento, quando il materiale viene separato fisicamente dagli ambienti frequentati.

La scelta deve essere tecnica e documentata. Infatti non sempre rimuovere subito è la soluzione migliore: in alcuni casi può essere necessario programmare l’intervento, gestire le interferenze, scegliere imprese abilitate, pianificare lo smaltimento e garantire la sicurezza degli occupanti.

La bonifica deve essere affidata a imprese qualificate e deve essere gestita con procedure adeguate perché un intervento mal pianificato può aumentare il rischio invece di ridurlo.

La bonifica non è solo un lavoro edile: è un’attività specialistica che richiede competenze, programmazione e controllo.

Il vero problema nelle aziende: non basta sapere che c’è amianto

Dalla pratica operativa emerge quindi un aspetto molto chiaro: in molte realtà il problema non è solo la presenza di amianto ma la mancanza di una gestione coerente.

Spesso l’azienda sa, o sospetta, che in alcune parti dell’edificio siano presenti materiali contenenti amianto. Tuttavia questa informazione non sempre si traduce in un sistema organizzato. Il rischio resta quindi “conosciuto” a livello generale ma non realmente governato.

Le criticità più frequenti sono:

  • censimenti vecchi o incompleti;
  • documentazione non aggiornata dopo lavori o modifiche;
  • assenza di una figura responsabile chiaramente individuata;
  • manutentori non informati;
  • ditte esterne non coordinate;
  • materiali sospetti non segnalati;
  • luoghi non produttivi sottovalutati, come coperture, magazzini, locali tecnici, archivi o controsoffitti.

Questo è un punto importante per il lettore aziendale: il rischio amianto non riguarda solo grandi cantieri o stabilimenti industriali ma può riguardare anche uffici, condomini con attività lavorative, scuole, magazzini, officine, autorimesse, locali tecnici e immobili datati.

La gestione del rischio amianto non si misura quindi solo dalla presenza dei documenti ma dalla capacità dell’organizzazione di usarli nelle decisioni quotidiane.

Cosa deve fare oggi un’azienda: un check realistico

Per capire se la gestione è davvero sotto controllo un’azienda dovrebbe farsi alcune domande molto concrete.

  • Esiste una mappatura aggiornata dei materiali contenenti amianto?
    La mappatura deve indicare dove si trovano i materiali, in che stato sono e quali aree o impianti possono essere interessati.
  • È stato nominato un Responsabile del rischio amianto?
    La figura deve avere un ruolo chiaro nella gestione, nel controllo e nel coordinamento delle attività che possono interessare i materiali contenenti amianto.
  • È presente un Programma di controllo e manutenzione?
    Non basta sapere dove si trova l’amianto: occorre controllarne lo stato nel tempo e registrare le verifiche.
  • Le imprese esterne e i manutentori ricevono informazioni prima di intervenire?
    Questo è essenziale per evitare che un’attività ordinaria generi un disturbo accidentale dei materiali.
  • La documentazione è coerente con lo stato reale dell’edificio?
    Se sono stati fatti lavori, modifiche, ristrutturazioni o interventi sugli impianti, la documentazione deve essere aggiornata.

Se anche una sola di queste risposte è negativa, il sistema probabilmente non è completamente sotto controllo.

Il messaggio chiave del documento INAIL

Il documento INAIL non si limita perciò a richiamare norme e procedure ma il messaggio più importante è culturale e organizzativo:

👉 la gestione del rischio amianto è organizzazione, non solo tecnica.

Questo significa che la sicurezza dipende dalla capacità di collegare tra loro:

  • conoscenza dei materiali presenti;
  • ruoli e responsabilità;
  • censimento e documentazione;
  • controllo periodico;
  • gestione delle manutenzioni;
  • informazione agli occupanti;
  • eventuali interventi di bonifica.

In altre parole l’amianto non può essere gestito solo quando “si apre un cantiere” o quando compare un problema evidente. Deve essere inserito nella gestione ordinaria dell’edificio soprattutto quando l’immobile è luogo di lavoro o ospita attività con presenza stabile di lavoratori, utenti, manutentori o imprese esterne.

Il vero salto di qualità è passare da una gestione reattiva a una gestione preventiva: non aspettare che il materiale venga danneggiato ma sapere prima dove si trova, in che condizioni è e quali regole seguire per non trasformarlo in un rischio concreto.

 

👉 Hai davvero sotto controllo la gestione dell’amianto nel tuo edificio?

In molte aziende l’amianto è noto ma non realmente gestito: documenti non aggiornati, responsabilità poco chiare e attività manutentive che possono generare rischi non controllati.

  • Verifica della presenza e mappatura dei materiali contenenti amianto
  • Analisi della gestione nel tempo e delle responsabilità (RRA)
  • Controllo delle interferenze con attività manutentive e cantieri


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Gestione del rischio amianto negli edifici – fasi operative INAIL 2026

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